L’artigianato sardo cerca il grande salto di qualità e si candida a ottenere il prestigioso marchio di qualità Igp. Lo stesso che fino a ora era riservato solo alle eccellenze dell’agroalimentare. Per adesso sono cinque le candidature, per altrettanti prodotti artigianali sardi in cerca dell’indicazione geografica protetta. Toccherà poi al ministero delle Imprese e del Made in Italy valutare le candidature e conferire una denominazione che in tutta Europa garantirebbe lustro alle piccole produzioni isolane fino a ora portate avanti con successo dalla maestria degli artigiani che la tramandano nel tempo.
L’attesa
Su un totale di 71 richieste spedite dall’intero Stivale, sono partite dall’Isola quelle riguardanti le produzioni di gioielli di corallo dalla riviera di Alghero, di coltelli da Guspini, di cestini tradizionali da Sinnai, di tessuti da Villamassargia e di filigrana tradizionale da tutta l’Isola.
Ogni filiera si è affidata in questi mesi alle Camere di commercio territoriali nel percorso di consulenza e qualificazione. La stessa Unioncamere davanti alla commissione Industria del Senato ha anticipato che queste prime 71 candidature potrebbero aprire la strada a un piccolo esercito composto da circa 250 produzioni. «Il provvedimento – ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - rappresenta un passaggio importante per la tutela e la valorizzazione delle produzioni artigianali e industriali, inquadrando tra l’altro queste denominazioni nell’ambito della proprietà industriale».
Le regole
I paletti per entrare nel “paradiso” dell’Igp sono stretti e rigidi. «Affinché un prodotto artigianale o industriale sia idoneo ad essere protetto come indicazione geografica», spiega il Ministero, «deve essere originario di un luogo determinato. Vantare inoltre qualità, reputazione o altra caratteristica attribuibile alla sua origine geografica e avere almeno una fase di produzione nella zona geografica delimitata».
La Toscana si colloca al primo posto con 10 produzioni candidate, seguita dalla Lombardia con 9. In alcune province emergono specializzazioni particolarmente marcate, come Bergamo nel settore delle pietre e dei marmi, Massa-Carrara nella lavorazione del marmo, Genova e Cosenza nell’artigianato artistico e nella lavorazione dei metalli e dei tessuti.
Soddisfazione
«È di certo uno strumento utile che potrebbe legare il prodotto al territorio un cui è stato creato», spiega Francesco Porcu, segretario regionale della Cna. «L’artigianato sardo d’altronde ha bisogno di attestati di qualità che contrastino eventuali tentativi di contraffazione e diano valore all’arte manuale di artisti unici nel loro lavoro».
Per Porcu il poter vantare un marchio Igp sui mercati internazionali, inoltre, permetterebbe «alle tradizioni artigiane regionali di eccellenza di sopravvivere e tramandarsi nel tempo evitando così un’estinzione che per tanti sembra inevitabile».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
