Ci sono voluti due giorni e mezzo e una lista impressionante di proteste internazionali per superare le resistenze interne e arrivare all'annuncio che i sospettati per le violenze in Cisgiordania sono stati arrestati. La polizia ha dichiarato che all'alba di lunedì dieci israeliani sono stati fermati in diverse località della West Bank, dopo le aggressioni di venerdì e sabato alla fotoreporter del Washington Post Heidi Levine e a una delegazione diplomatica europea. Dopo gli interrogatori i 10 arrestati saranno portati davanti a un tribunale per un'udienza di convalida.
Netanyahu intanto ha postato su X il video della telefonata in vivavoce dell'endorsement di Donald Trump in cui si dicono che «il lavoro in Iran sarà portato a termine». Nel frattempo l'esito negativo dei sondaggi ha spinto l'ex ministro della Difesa e leader del partito Bianco e Blu Benny Gantz a ritirarsi dalla corsa elettorale. Il drammatico annuncio offre un'immagine nitida della velocità con cui possono modificarsi le posizioni nella politica israeliana: all'inizio della guerra secondo le rilevazioni il partito di Gantz godeva di consensi che avrebbero potuto portarlo a 40 seggi. Oggi è fuori dai giochi. In Cisgiordania le violenze non si fermano. Due palestinesi sono stati picchiati da coloni estremisti israeliani nel villaggio di Deir Abu Mash'al, a nord-ovest di Ramallah. Un gruppo di ebrei anarchici ha lanciato un attacco a sorpresa tentando di incendiare due case e dato fuoco a un veicolo. Sempre lunedì, il partito Yisrael Beytenu ha dato notizia che l'auto di Peler Hassan-Nahum, la candidata numero 5 nella lista, è stata attaccata da palestinesi con pietre durante un tour elettorale vicino Ramallah.
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