Servitù

«Aree militari, la Regione rischia di non avere più voce in capitolo» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Un incontro urgente con il presidente del Consiglio regionale sardo e con tutti i capigruppo, per riaprire un confronto che «non può più essere rinviato». Lo chiede il Comitato misto paritetico per le servitù militari della Sardegna (Comipa), preoccupato per i rischi collegati a una proposta di legge nazionale presentata dalla deputata di FdI Paola Maria Chiesa: il testo, se approvato, secondo il Comitato «annullerebbe la possibilità per la Regione di vigilare e disciplinare la materia ambientale all'interno dei poligoni e delle aree asservite ai militari».

Contro l’autonomia

La proposta mira a modificare l'articolo 15 del Codice dell'ordinamento militare. Già a fine 2025, quando era iniziato l’esame in commissione Difesa alla Camera, da più parti era stato lamentato come la norma sancisca che «tutto ciò che riguarda le Forze armate e la difesa nazionale è di esclusiva competenza dello Stato», come chiarisce la relazione. In particolare si prevede che «le disposizioni regionali in materia ambientale non possono produrre effetti sulle aree militari senza il previo consenso dello Stato maggiore della difesa».

La riforma, secondo i componenti di nomina regionale del Comipa, rischierebbe di «annullare e riportare indietro di oltre vent'anni» il percorso di riequilibrio sulla presenza militare in Sardegna. Una prospettiva ritenuta in contrasto con gli accordi sottoscritti negli anni tra Regione e Governo sul riequilibrio della presenza militare nell'Isola. Preoccupa anche l'ipotesi di assimilare i siti militari e le aree addestrative permanenti ai siti industriali dismessi: questo, secondo il Comitato, inciderebbe in maniera irreversibile su porzioni rilevanti dei circa trentamila ettari di territorio sardo oggi in uso alla Difesa.

Inoltre il Comitato denuncia il mancato coinvolgimento da parte dei comandi militari su questioni che ritiene di propria competenza, come i nuovi progetti di test razzo-missilistici nell'area Nike del Poligono di Quirra. Tra le questioni sollevate, un presunto piano per la realizzazione di una base di lancio per vettori suborbitali (progetto MR10), che prevederebbe l'impiego di ingenti quantità di propellenti criogenici come ossigeno liquido e metano. Il Comitato sottolinea di non essere stato formalmente investito della discussione, come previsto dalle norme sulle servitù militari, e chiede chiarezza sulla natura delle attività - civile, scientifica o a possibile uso duale - e sugli impatti ambientali, dai volumi di traffico alle emissioni inquinanti, oltre che sulla compatibilità con i calendari di sgombero e con le attività civili dell'area.

«Piena condivisione»

L'ex presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e Gian Piero Scanu, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, esprimono «piena condivisione e totale solidarietà all'azione di contrasto portata avanti dal Comitato misto paritetico» contro la proposta di legge di FdI. Pigliaru era stato il firmatario del Protocollo d'intesa col ministero della Difesa per il coordinamento delle attività militari nella regione, mentre Scanu l'estensore delle norme del Codice dell'ambiente relative alla trasparenza e ai controlli ambientali dei poligoni militari.

I due, in una nota, parlano di «un'azione grave e arrogante del Governo che, dietro il pretesto strumentale delle cosiddette “recenti tensioni internazionali”, punta a cancellare con un vero e proprio atto di forza le conquiste ottenute dalla Regione in oltre 60 anni di battaglie istituzionali e civili. L'obiettivo è chiaro: riaffermare un principio di supremazia ed esclusività della potestà statale sull'utilizzo e sulla tutela dei territori interessati da attività militari, un principio che era stato superato con fatica e che oggi si tenta di riproporre in modo autoritario».

Verrebbero cancellate, prosegono Pigliaru e Scanu, «le norme sulla sicurezza ambientale nei poligoni militari, insieme all'istituzione degli osservatori ambientali indipendenti presso i poligoni e le aree addestrative, strumenti fondamentali di trasparenza, controllo e tutela delle comunità locali». Per respingere questa proposta di legge «è urgente un'azione di forte contrasto politico», che i due auspicano «guidata dalla Giunta e da una iniziativa bipartisan del Consiglio e dei parlamentari sardi, che sostenga e affianchi il Comipa nella difesa delle prerogative regionali, della salute dei cittadini e della salvaguardia dell'ambiente nelle aree militari».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?