Regione e Governo di nuovo l’una contro l’altro, davanti alla Corte Costituzionale. Ieri, in udienza pubblica, è stato esaminato il ricorso contro la legge sarda sulle aree idonee (e non). A finire sulla tagliola è stata la 31 del 2025 che ha integrato la norma approvata l’anno prima.
Il Campo largo era intervenuto con una nuova disposizione legislativa dopo che il Consiglio dei ministri aveva impugnato la legge 20 del 2024, su cui la Consulta si è poi espressa contro, cassando diversi commi degli articoli 1 e 3, in quando la non idoneità di un’area non può tradursi, hanno stabilito i giudici, in un «divieto generalizzato e aprioristico» a installare impianti cosiddetti Fer, cioè da energia rinnovabile.
Prima delle leggi 20 e 31, il Governo aveva presentato ricorso contro la moratoria sarda del 2024, che stoppava per diciotto mesi l’installazione di nuovi impianti. Anche in quel caso la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima la norma regionale, perché considerata in contrasto con il decreto Draghi e con le disposizioni europee sulla decarbonizzazione. In questo caso sia il ricorso del Governo che la bocciatura da parte dei giudici erano ampiamente attesi dal Campo largo sardo, ancora prima che il Consiglio approvasse la legge.
La 31 del 2025 è stata considerata dal Consiglio dei ministri una mini moratoria: da qui la decisione di aprire un nuovo contenzioso e portare la Sardegna davanti alla Consulta.Il relatore del nuovo ricorso è il giudice Angelo Buscema. Per lo Stato è intervenuto l'avvocato Giammario Rocchitta, mentre la Regione è stata rappresentata dai legali Mattia Pani, Giovanni Parisi e Floriana Isola. La decisione della Corte è attesa dopo la Camera di consiglio. Ma potrebbero volerci giorni per arrivare al verdetto.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
