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Appello di Confindustria: «No a battaglie elettorali» E Meloni bacchetta l’Ue 

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L’applauso più sentito della platea di industriali, all’assemblea di Confindustria, arriva quando il presidente Emanuele Orsini avverte: il confronto sulle decisioni fondamentali non deve trasformarsi «in un campo di battaglia elettorale». Il leader degli industriali chiede «un grande atto di responsabilità» alla politica, ai sindacati, alle associazioni di imprese, e chiama la società ad affrontare le sfide con «un senso di responsabilità forte e condiviso».

Fiducia e dialogo

L'assemblea è alla presenza del Presidente della Repubblica, sul palco sale a parlare la premier Giorgia Meloni. «Non sempre ci siamo trovati d'accordo - dice Orsini - ma credo che la parola chiave sia “dialogo”, l'ho detto anche ai sindacati: partiamo dai punti che ci uniscono». E Meloni non perde l’occasione per rilanciare il confronto con gli industriali, ma soprattutto prende la palla al balzo per rivolgere i suoi affondi a Bruxelles. L'Ue deve «fare meno e meglio», dice la presidente del Consiglio, e smettere di essere «un gigante burocratico». Deve garantire all'Italia sugli investimenti per l'energia la stessa flessibilità prevista per le spese militari, perché «la difesa è libertà, ma oggi dobbiamo difendere famiglie e imprese» dagli effetti della crisi iraniana.

Alle imprese invece Meloni propone di «avviare subito un cantiere comune per arrivare ad una riforma comune della burocrazia in Italia», esortando i loro dirigenti a «non avere paura», e aggiungendo: «Siate coraggiosi e vi prometto che farò lo stesso». La premier parla dal palco per 36 minuti, ringrazia Orsini «per aver riconosciuto gli sforzi fatti dal governo per rimettere al centro il lavoro, l'impresa, la produzione», e – all'indomani della tornata delle amministrative con cui il centrodestra conta di aver ammortizzato la debacle referendaria – assicura che il governo non ha perso la rotta, «c'è e non intende indietreggiare di un solo millimetro».

In effetti Orsini sottolinea «la prudenza del governo sui conti pubblici», che Confindustria «riconosce e apprezza». Nel suo discorso ricorrono le parole responsabilità, fiducia, coraggio: «Sono le fondamenta per tornare ad una crescita del 2% l'anno». E avverte: «Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro». Anche per la colonizzazione della Cina, si rischia un «deserto industriale».

La priorità oggi è l’energia. E rilancia l'allarme: per le imprese «il prezzo dell’energia è ormai una minaccia esistenziale, bisogna sbloccare le concessioni per le rinnovabili e accelerare il ritorno al nucleare». Infine, la richiesta degli industriali di intervenire sul fisco: «L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati». Da qui la proposta al Governo e alle parti sociali: «Lavoriamo insieme su queste misure, alcune hanno perso la propria ragion d'essere o si sovrappongono tra loro».

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