Donori.

Api affogate nel miele sciolto dal caldo 

Le alte temperature causano danni enormi: il Comune dichiara lo stato di calamità 

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Vigne e orti in sofferenza, campi di cereali e foraggere compromessi, animali sotto stress a causa del caldo torrido che ormai da oltre due mesi opprime la Sardegna.

Con conseguenze devastanti in alcuni territori come il Parteolla, dove si assiste inermi a scenari da incubo come quello che ha colpito l’azienda di Maria Aresu, storica apicoltrice di Donori. Nella sua azienda il caldo estremo ha sciolto i favi all’interno degli alveari facendo annegare migliaia di api nel loro miele. «Una cosa così non si era mai vista», sottolinea l’imprenditrice, «in 50 anni di attività è capitato altre volte di assistere a picchi di caldo estremo ma limitati a pochi giorni. Quest’anno le temperature roventi, arrivate a metà giugno, non ci hanno ancora abbandonato e oltre la metà delle nostre 200 arnie sono andate distrutte. I telaini con i favi vengono deformati dal caldo e collassano al loro interno uccidendo le api. Gran parte della produzione è andata perduta».

La decisione

Stessa situazione vissuta da tanti piccoli hobbisti della zona che possiedono poche arnie all’interno dei loro terreni.

Anche per questo il Comune di Donori, primo fra tutti quelli dell’Unione del Parteolla e del Basso Campidano, ha dichiarato lo stato di calamità naturale: «L’ondata di caldo estremo ha devastato il territorio», dice Salvatore Melis, vicesindaco e assessore all’Agricoltura, «negli anni scorsi abbiamo avuto picchi di 48 gradi ma un’ondata di caldo così prolungata è inquietante, molte produzioni orticole sono compromesse. Per non parlare delle vigne. Qui la vendemmia è già iniziata da una ventina di giorni per cercare di salvare il salvabile. I danni più grossi riguardano però il settore apicolo. Una vera catastrofe».

Scomparsa

Molte “famiglie” di insetti - come le chiama Maria Aresu che all’amore per le api ha dedicato un libro in cui racconta 50 anni di attività - sono sparite: «La loro presenza ha subito una drastica riduzione nel nostro territorio. Non facciamo altro che svuotare alveari. Le api superstiti sono poche e non possono andare altrove a ripopolarsi né difendersi dal nuovo nemico, la vespa orientalis, che da qualche tempo ha colonizzato molte zone»

Un problema in più per gli apicoltori. Il rischio concreto è che molte attività vengano abbandonate: «Tutti parlano della necessità di salvare le api ma nessuno fa niente», sottolinea Maria Aresu, «ormai chi fa questo lavoro lo fa solo per passione. Ma quanto potrà durare ancora?». La dichiarazione dello stato di calamità naturale è stata già trasmessa dal Comune alla Regione e all’Agenzia Laore. Sarà loro compito effettuare i sopralluoghi per i danni.

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