Senato

Antisemitismo, primo via libera al ddl 

Il disegno di legge spacca il Pd: i sei riformisti votano col centrodestra 

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Il disegno di legge per combattere l'antisemitismo ha diviso il Senato. L'aula l'ha approvato con 105 “sì”, 24 contrari e 21 astenuti. Ora il testo passa alla Camera. Come prevedibile, l'unanimità è saltata, nonostante il ddl sia stato cambiato rispetto alla proposta iniziale della Lega e non preveda più il divieto di manifestazioni né le sanzioni penali.

Lo scacchiere

Le prime a dividersi sono state le opposizioni, sparpagliate tra il “no” di Avs e Cinque Stelle e la spaccatura interna al Pd, con 21 senatori astenuti su 36. A favore, invece, i sei riformisti guidati da Graziano Delrio e convinti sulla bontà e sulla necessità della legge. Hanno detto sì, insieme alla maggioranza e pezzi dem, anche Italia viva, Marco Lombardo di Azione e i 5 esponenti delle Autonomie. Alla fine una frammentazione che ha tradito l'auspicio di Liliana Segre perché ci fosse «un'ampia convergenza», aveva augurato la senatrice a vita, sopravvissuta dell’Olocausto.

Caso dem

Per i più scettici, la mancata unanimità è imputabile alla definizione di antisemitismo, inserita nell’articolo 1 del ddl e presa dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra). Viene ripudiata «ogni forma» di odio verso gli ebrei, recita il ddl. E sta proprio qui il nodo che divide gli schieramenti: la gran parte del Pd, con l’appoggio di M5S, avevano proposto emendamenti per tutelare il diritto di critica verso il governo israelino e anche per evitare confusioni con l’antisionismo. Ma la linea non è passata. Delrio ha precisato che il loro “sì” non è un voto «in contestazione con il partito». Ma poi attacca: «Questo provvedimento rompe un silenzio e una timidezza della cultura democratica che non ha discusso abbastanza di questa emergenza».

Il resto delle opposizioni

Per Peppe De Cristofaro di Avs, la definizione che ha trovato spazio nel ddl è «generica e unilaterale». Anche il resto del Pd la considera «ambigua» perché induce a confusione tra ebraismo e critiche politiche a Israele, «da tenere ben distinte». Da qui il tentativo del capogruppo dem a Palazza Madama, Francesco Boccia, di mediare e strappare una correzione, togliendo almeno il riferimento «agli indicatori dell'Ihra». Per il centrodestra, che ha rispedito al mittente la richiesta di modifica, la definizione dell’Alleanza internazionale è «cruciale: senza, vorrebbe dire far cascare la legge», replica Massimiliano Romeo, il leghista primo firmatario del disegno di legge, convinto che «il testo non si presti a equivoci di interpretazione». Bocciato anche l’emendamento dei Cinque Stelle per allargare ad altri Paesi, e non solo a Israele, il riferimento alle critiche politiche.

Il testo

Nella versione votata dal Senato, il ddl non prevede più le norme penali e i divieti per le manifestazioni, inizialmente previsti all’articolo 3 e che sarebbero scattati «in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l'utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita». Alessandra Maiorino, dei Cinque Stelle, ha detto di «non accettare lezioni» sul tema dalla maggioranza, Ester Mieli di FdI ha risposto: «Quando dicevate sì al testo non avevate come spin doctor Francesca Albanese».

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