Formalmente si tratta di un’attività di “routine”, un monitoraggio dello stato dell’arte per la tutela del patrimonio storico e culturale. Ma il significato politico dell’operazione appare diverso e suona quasi come una strigliata al Comune “responsabile” del degrado dei suoi monumenti più importanti. Nessuno lo dice apertamente, ma la sensazione è proprio questa. Ieri mattina gli archeologi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari hanno effettuato un sopralluogo in alcuni dei siti culturali chiusi o semi-abbandonati: l’Anfiteatro Romano, il Bastione di Santa Caterina e l’area archeologica di Villa di Tigellio. Da anni cittadini (e, a vario titolo, politici) denunciano una situazione paradossale: i monumenti simbolo di Cagliari sono ancora abbandonati o comunque molto lontani dalle potenzialità che potrebbero esprimere (questo vale per l’Anfiteatro che si può visitare solo da una passerella).
Note tristi
L’attenzione si concentra soprattutto sull’Anfiteatro Romano, uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna, certamente (con il Bastione) il più importante per Cagliari, dove i segni dell’abbandono sono evidenti: erbacce sul piano dell’arena, così alte da nascondere anche le transenne sistemate accanto alle “grotte” e rifiuti lungo la cancellata. Non solo: all’Anfiteatro continuano a entrare tutti, anche persone senza fissa dimora che cercano rifugio. Per la Soprintendenza, che da tempo chiede una riapertura almeno “light”, tale da poter far (ri)vivere l’Anfiteatro in attesa del progetto di riqualificazione da quattro milioni di euro (serviranno anni per portarlo a termine), la vista dell’Anfiteatro, così come appare a chiunque decidesse di affacciarsi dalla cancellata di viale Fra Ignazio, ha l’effetto di un cazzotto sullo stomaco. Da almeno un anno e mezzo, amministrazione comunale e Soprintendenza condividono il progetto della realizzazione di un impianto di illuminazione scenica, un punto ristoro, servizi igienici e, soprattutto, un sistema di passerelle che in sicurezza (anche per persone con disabilità) consenta a cagliaritani e turisti di visitare davvero il monumento dall’interno, fino alla parte ipogea, sotto il primo livello. Bene, di quel progetto, vuoi per colpa della burocrazia, o della lentezza della macchina amministrativa regionale (che ha impiegato più di un anno per trasferire le risorse necessarie), restano solo erbacce e degrado.
Epoca romana
Non meno delicata appare la situazione della Villa di Tigellio, straordinaria testimonianza della Cagliari romana. Abbandonata e invasa da erbacce e rifiuti, come l’Anfiteatro, ha un destino comune al monumento più importante della città. La buona volontà delle ultime due amministrazioni comunali non ne hanno permesso la riapertura al pubblico. Lo scorso anno la Soprintendenza, grazie a un finanziamento ministeriale, aveva chiesto e ottenuto la pulizia del sito e la rimozione di quella passerella lignea marcescente: sembrava quello il via libera alla riapertura, ancora una volta “light” in attesa del grande progetto di restauro da un milione di euro. Invece, niente.
Le buone notizie arrivano dal Bastione di Santa Caterina dove dopo 19 anni di lavori sta per essere riaperto: sistemata la pavimentazione, manca solo la pulizia finale. Dovrebbe essere questione di pochissimo tempo, forse già a giugno.
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