«L’uomo viene offeso per ciò che fa, la donna per ciò che è: per il suo corpo e per la sua morale». È il riassunto del senso dell’incontro “8 marzo a scuola, 8 marzo tutto l’anno”, che ieri nel Seminario arcivescovile ha coinvolto circa 400 studenti di diversi istituti cittadini in un confronto su linguaggio, relazioni e rispetto.
L’iniziativa, promossa dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna con Associazione della stampa sarda, Giulia Giornaliste, Anci, Università, Ucsi e diocesi, nasce per portare il significato dell’8 marzo dentro le scuole, trasformando la ricorrenza in un’occasione di dialogo con i più giovani. «La nostra iniziativa si intitola così perché i valori della Giornata internazionale della donna affermano una società fondata su equità e uguaglianza», ha spiegato Susi Ronchi, coordinatrice regionale di Giulia Giornaliste. «Vogliamo attirare l’attenzione dei più giovani attraverso una giornata di ascolto e dialogo sui valori dei sentimenti e sulle relazioni».
Un richiamo alla responsabilità educativa anche dall’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi: «I temi del rispetto delle donne e della loro valorizzazione devono essere trattati tutto l’anno. Siamo preoccupati per la violenza che nasce nei rapporti affettivi e di fiducia. C’è difficoltà a imparare ad amare e a rispettare l’altro, a non vederlo come un oggetto ma come qualcuno di cui prendersi cura».i è parlato anche del peso delle parole e del ruolo dei social. «Spesso liquidiamo certi commenti con la frase “sono solo parole”, soprattutto se sono online», ha osservato il docente universitario Paolo Orrù. «Ma la lingua crea la realtà: quando parliamo compiamo azioni e le parole possono ferire come pietre».
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