La missione

Alla (ri)conquista della Luna 

La Artemis II è decollata dalla Florida: il viaggio durerà dieci giorni 

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Puntuale come previsto, nonostante un problema dell’ultimo momento, alle 00,35 tra ieri e oggi il razzo Artemis II è decollato da Cape Canaveral in Florida e si è diretto verso la Luna con un equipaggio umano per la prima volta dal 1972, epoca delle missioni Apollo. E il mondo anche stavolta segue col fiato sospeso un viaggio non senza rischi.

Tante prime volte

La missione, organizzata dalla Nasa (l’agenzia spaziale americana) con la Canadian space agency e l’Esa (l’agenzia europea), è considerata un test. Non è previsto lo sbarco: per dieci giorni orbiteranno intorno alla Luna il comandante Reid Wiseman insieme con Victor Glover, primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre, Christina Koch, prima donna a orbitare intorno alla Luna, e il canadese Jeremy Hansen, primo non americano a spingersi così lontano. È anche la prima volta in cui il gigantesco razzo Space Launch System porta nello spazio un equipaggio di astronauti ed è l’esordio della navetta Orion, chiamata Integrity, che li accompagnerà fino all’orbita lunare.

Il programma

La missione è anche un banco di prova fondamentale per il programma Artemis, che recentemente la Nasa ha rivisto rinviando l’allunaggio al 2028 con la missione Artemis IV. È stato sospeso il progetto della stazione spaziale Gateway, che doveva gravitare attorno al nostro satellite, puntando invece sulla costruzione di una base sulla sua superficie. Progetto, quest’ultimo, in cui ha un ruolo decisivo l’Italia, che realizza i moduli Mph.

L’attesa

L’ottimismo è cresciuto col passare delle ore, alimentato dal fatto che una delle operazioni più critiche, come il caricamento del propellente, è andato avanti regolarmente. C’era una qualche apprensione, soprattutto dopo le modifiche nelle settimane scorse allo stadio superiore del razzo Space Launch System.

Poi, mentre l’equipaggio a bordo controllava che tutto fosse in ordine, restava buono anche il bollettino meteorologico, che prevedeva l’80 per cento di condizioni favorevoli durante la finestra di lancio (c’erano altre ore successive utili per il decollo e ulteriori opportunità sino al 30 aprile) sia nel sito di decollo, cioè nella zona della piattaforma 39B del Kennedy Space Center, sia nelle zone di recupero della navetta, nelle vicinanze della base e nei potenziali siti di aborto (in caso di fallimento) lungo la traiettoria di volo.

In Europa

Anche l’Europa si sente protagonista. «L’umanità si dirige nuovamente verso la Luna più di mezzo secolo dopo Apollo 17», il commento di Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa. Il riferimento è all’ultima missione con equipaggio umano verso il satellite: era il 1972: «La Nasa sta scrivendo di nuovo la storia, ma questa volta la missione Artemis è un’impresa veramente internazionale e il Vecchio continente ha un ruolo centrale», ha detto riferendosi al fatto che il modulo della navetta Orion, che assicura agli astronauti i sistemi vitali, è stato realizzato dall’Esa e da industrie europee. Il “Modulo di servizio europeo”, l’Esm posizionato al centro della navetta, «non si limita a rendere possibile la missione ma la alimenta» fornendo la propulsione, l’acqua e il controllo termico necessari all’equipaggio.

L’obiettivo finale

In precedenza c’è stata la missione Artemis I, un volo di prova senza equipaggio completato con successo nel 2022. La missione Artemis è solo il punto di partenza di una nuova epoca di esplorazione se non di colonizzazione, perché l’ultimo obiettivo della Nasa è la costruzione di una base stanziale sulla Luna: punto di lancio per future missioni verso Marte. Che però dista da noi, quando è più vicino, 55 milioni di chilometri, non 400mila, e per arrivarci serve un viaggio lungo sei mesi.

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