“Seminari sull’arte della manutenzione”.

Alla ricerca del Poetto perduto (e tanto amato) 

Con Maria Antonietta Mongiu e Diana Zuncheddu a guidare i lavori, l’archivista Marianna Leone 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

S’intitola “Alla ricerca del Poetto perduto” il quarto e penultimo appuntamento dei “Seminari sull’arte della manutenzione”, che si terrà domani a Cagliari, alle 19, nella Sala Video on line in viale Regina Elena (anche in streaming). La sede, che ha ospitato per un secolo L’Unione Sarda, è stata riaperta, dopo oltre un decennio, per la rassegna di studi organizzata da Maria Antonietta Mongiu e Diana Zuncheddu, parte integrante del progetto di recupero della Colonia Dux – mai completata e poi, nel secondo dopoguerra e fino al 1985, diventata Ospedale Marino. Slitta quindi a lunedì 3 agosto il confronto sull’arenile e i suoi usi, previsto tra i sindaci di Cagliari, Massimo Zedda, e di Quartu, Graziano Milia.

L’incontro di domani ricostruirà la storia del litorale e delle vicende che lo riguardano a partire dai dati d’archivio. Una preziosa raccolta di informazioni che andrà a costituire la Colonia Dux Digital Library, un lavoro in fieri volto a raccogliere, nel corso del tempo, tutta la documentazione sul programma di recupero della struttura progettata da Ubaldo Badas. A tenere i fili del discorso saranno: Maria Antonietta Mongiu, responsabile scientifica del progetto Colonia Hotel, Marianna Leone, archivista del portale Colonia Dux Digital Library, e, infine, Diana Zuncheddu, presidente CdA Colonia Hotel, la società a cui il Demanio ha dato in concessione l’edificio per vent’anni, che già la prossima estate diventerà un albergo di lusso.

Antichissimo luogo di insediamento, il Poetto, così come lo conosciamo oggi, non esisteva. È il risultato di una lunghissima storia di trasformazioni a opera della Natura e dell’essere umano. «Le scienze diverse da quelle umanistiche», spiega Mongiu, «hanno prodotto, negli ultimi due secoli, una vasta letteratura su geografie, geologie, sottosuolo della città di Cagliari e del suburbio con sondaggi e analisi di laboratorio, individuando vari tipi litologici».

Lo stesso nome, Cagliari, «deriva dal punico *KRLY (e dal latino KARALIS), che indica un sostrato nuragico o prenuragico». Il significato della parola rimanda a «luogo delle rocce». Emidio De Felice traduce *KRLY come “luogo dei colli bianchi”. L’etimologia del nome, dunque, attesta una storia millenaria, durante la quale coloro che hanno abitato la città hanno contribuito a modellarla in base alle proprie necessità di sopravvivenza.

La configurazione geografica del capoluogo isolano è articolata, prosegue Mongiu: «Il monte Sant’Elia, a meridione, è saldato agli altri da alluvioni pleistoceniche. Ad ovest e ad est, due insenature marine si sono degradate in lagune e stagni: la laguna di Santa Gilla, sbarrata a mezzogiorno da un cordone dunale formatosi, nelle forme definitive, forse, in età ellenistica; ad est gli stagni di Molentargius e di Quartu, definiti dal cordone del Poetto, e sede di una salina, almeno dal periodo romano repubblicano». Per questa sua posizione, e la sua evoluzione, il Poetto è un luogo di alta densità storica e simbolica.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?