Gran finale a Cagliari, domenica notte nel ridotto del Teatro Massimo, della XXII edizione dell’Al Ard Film Festival con l’assegnazione da parte della giuria dei riconoscimenti alle opere in concorso.
Sul podio
Per la sezione Docufilm lungometraggio vince “Aisha’s Story” di Elizabeth Vibert & Chen Wang a conquistare il podio. La motivazione: «La cucina di una donna si trasforma in un archivio vivente di erbe, semi, colori e storie. Con l’aiuto del suo mulino a mano, sopravvissuto alla Nakba, trasforma le ricette in eredità». Ad aggiudicarsi il premio migliore Corto non documentario è stato invece “Khaled and Nema” di Sohail Dahdal (Palestina) «per aver saputo infondere un filo di speranza a un racconto sull'occupazione israeliana in Cisgiordania, e aver mostrato quanto la tutela della memoria collettiva possa diventare un baluardo contro i tentativi di cancellazione del presente e del domani». Miglior corto documentario è risultato, invece, “What the Sand remembers” del regista palestinese Mahmoud Mohmed Abu Ghalwa nel quale, per un giovane di Gaza, una collinetta di sabbia è diventata lo scrigno di ricordi dei suoi cari. La camera del regista accompagna, spesso con inquadrature dal basso, la storia tragica di un legame sacro con la terra, muta testimone di una rigenerazione. Il premio del pubblico è andato invece a "The Mission” di Mike Lerner & Gaza Collective. Infine, le menzioni speciali a “My Memory is Full of Ghosts”, “Free Words: A Poet from Gaza” e “Lullaby”.
«Siamo molto soddisfatti per la riuscita di questa edizione, che ha registrato una grande partecipazione di pubblico che ha mostrato interesse ed empatia per il popolo palestinese», ha detto in chiusura di festival Fawzi Ismail, presidente dell’associazione Amicizia Sardegna Palestina. «Abbiamo voluto dare un messaggio di speranza per tutta l’umanità, nonostante la brutalità negli ultimi due anni sia in Palestina dove è in atto un genocidio sia a livello mondiale. Noi come festival non vogliamo essere neutrali né restare indifferenti ma prendere una posizione e fare una denuncia nei confronti dei conflitti di tutto il mondo, esprimendo la nostra solidarietà».
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