Manovra

Ai Comuni due miliardi in tre anni 

Il fondo unico passerà da 570 a 670 milioni. Pronto l’emendamento con l’incremento 

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L’intesa in maggioranza c’è e soddisfa entrambe le parti: il Pd, che ha lanciato la proposta di finanziamento, la presidente della Regione, restia a modificare gli impegni di spesa già previsti nella manovra da 11,6 miliardi di euro. Alla fine i cento milioni in più per il fondo unico degli Enti locali arriveranno, come chiedevano i dem (d’accordo le opposizioni), ma a farne le spese in questa legge di bilancio dalle poste vincolate come mai prima non saranno gli assessorati. Semplicemente, si intaccherà la prima tranche da 570 milioni ottenuti dalla Sardegna grazie alla vertenza entrate. Da qui arriveranno 95 milioni, gli altri cinque sono fondi a cui “rinuncerà” l’assessorato ai Lavori pubblici. I termini dell’accordo sono stati definiti in una riunione dei capigruppo di maggioranza con l’assessore al Bilancio Giuseppe Meloni, ma in due tempi: prima e dopo la seduta conclusa con la votazione del passaggio agli articoli.

L’assessore

«È la prima volta che si stanziano tante risorse in un bilancio di previsione e per tre anni», ha detto Meloni in Aula, «e questo è possibile grazie alle nuove risorse della vertenza entrate». Per la prima volta, infatti, il fondo unico – che oggi ammonta a 570 milioni – arriverà a sfiorare i settecento annui. «Oggi inauguriamo una fase nuova», le parole del capogruppo Dem Roberto Deriu, «è la svolta nei rapporti tra la Regione e gli enti locali, cioè la possibilità di dotare gli enti locali di risorse certe, nei tempi previsti dalle leggi, sufficienti a far fronte ai propri impegni istituzionali, ai propri compiti d'istituto». Ora, «stiamo facendo un salto di qualità. Lo facciamo per fortuna insieme».

L’opposizione

Nella mattinata dedicata agli interventi dei capigruppo, Paolo Truzzu (FdI) ha sottolineato che l’incremento del fondo unico è l’unica nota positiva, anche se non era nella Finanziaria, ad ogni modo non è una soluzione se non si entrerà in una logica di riforme». L’ex sindaco di Cagliari ha ricordato che il Campo largo non è neanche riuscito a portare avanti le sue battaglie storiche, come il salario minimo: «Non c’è l’ombra di politiche per lo sviluppo. E non scommetterei tutto sulle risorse della vertenza entrate perché sarebbe un azzardo pericoloso».

Il dibattito

Angelo Cocciu (FI) ha riconosciuto che «questa volta state portando la finanziaria con meno mesi di esercizio provvisorio. Abbiamo perso le elezioni e da chi le ha vinte ci aspettiamo un sussulto, quel qualcosa di cui noi non siamo stati capaci». Michele Ciusa (M5S) ha definito la manovra «positiva, se consideriamo il quadro generale e le condizioni date. Sapevamo che non sarebbe stato facile e che i problemi sono tanti, ereditati dal passato». Per Sebastian Cocco (Uniti con Todde), «questa Finanziaria arriva in un momento in cui la Sardegna può tornare a fare una cosa fondamentale: programmare». La manovra, secondo Sandro Porcu di Orizzonte Comune, «è un progetto di sviluppo, con investimenti strategici su opere pubbliche, politiche sociali, enti locali, turismo, agricoltura, trasporti e ambiente». Per Stefano Schirru (Misto) è l’esatto contrario: «Questa legge non indica una strada per l’Isola». Umberto Ticca (Riformatori) ha parlato di legge di stabilità «senza respiro», con piccole spese frammentate «degne di un condominio». Una Finanziaria, dal punto di vista di Maria Laura Orrù (Avs), «prevalentemente tecnica, ma al contempo funzionale a dare piena continuità e concreta attuazione alla programmazione politica sviluppata nei mesi passati». Infine Antonello Peru (Sardegna al centro 20Venti): «Questa è una manovra che rinvia e non indica una direzione, anche perché una direzione non c’è e manca un piano di sviluppo strategico». Al termine, il via libera al passaggio agli articoli. Gli emendamenti presentati, che saranno discussi in commissione Bilancio lunedì, sono 6975: 5200 solo di FdI. L’Aula si riunirà martedì.

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