Muravera.

Agrumi, un trionfo per la sagra più attesa 

L’assessore Plaisant: «Un'intera isola con noi dopo la catastrofe delle arance» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Due mesi fa la Sagra degli Agrumi di Muravera era a rischio: troppo poche le arance rimaste sugli alberi dopo la bufera di vento, complicato ritrovare le forze per ricominciare quasi da zero. Ed invece un'intera comunità – agrumicoltori in testa – ha deciso che c’era un solo modo per ripartire, e cioè organizzare una Sagra ancora più bella. E ieri, in una splendida giornata di sole, i numeri hanno dato ragione al paese delle arance: ai lati della via Roma, dal cimitero sin quasi alla sede della polizia, trentamila turisti.

Il record

Al centro, in quella che è stata la sfilata più intensa (e più lunga) delle ultime edizioni, quarantuno gruppi folk. «C’erano tutti e quattro i capoluoghi – spiega l’assessore al Turismo Matteo Plaisant – e non era scontato vista anche la concomitanza con altri eventi. Anzi, a dimostrazione di quanto quest’anno un’intera isola ci abbia manifestato vicinanza abbiamo registrato centinaia di richieste di partecipazione: ne siamo orgogliosi».

La banda musicale "Giuseppe Verdi” diretta da Roberto Orrù ad aprire, il gruppo folk di Muravera subito dopo. E poi, tra mille colori e suoni, le etnotraccas. Sopra quei carri animati ecco otto spaccati della vita di un tempo. C’è la preparazione della pasta fresca, c’è su maistu de linna, c’è la vita del minatore. E poi “impastendi e inforrendi” (i dolci cotti in diretta in un forno dei primi del secolo scorso), manixendi in s’arriu (lavando i panni lungo il fiume, e non solo) e l’arte de Sa Pratzida de Santu Idu, distribuita in piccoli pezzi tra gli applausi dei turisti.

«Non solo mare»

«Questo – aggiunge Fabio Piras, assessore alla viabilità – per ribadire che la nostra accoglienza non è solo mare. È fatta anche di montagne, lagune, enogastronomia, folclore e identità». Non c’erano i buoi, quelli della tracca di Settimo San Pietro: c’è lo stop per un’altra tegola caduta pochi giorni fa sul Sarrabus, quella della dermatite bovina. C’erano i cavalli e i cavalieri, le maschere della tradizione. E, soprattutto, applausi e sorrisi, quelli che il sindaco Salvatore Piu (assente ieri per problemi personali) ha augurato ai visitatori «di portarsi via come ricordo assieme al calore vero di un'intera comunità».

E Muravera, in questi giorni, ha dimostrato di essere comunità. Anche con i due musei allestiti dalla Forgia e dalla Pro Loco (encomiabile il lavoro della presidente, Daniela Camedda). Al Donna Francesca c’erano gli abiti d’epoca curati da Noémie e Matteo Podda, alla casa dei candelai la produzione della cera, del miele e del torrone e uno spaccato delle antiche case muraveresi (con tanto di dispensa, tra bottarga, pomodori essiccati e salsicce appese). Musei così tanto apprezzati che la domanda ricorrente era una: resteranno aperti tutto l’anno? Nel frattempo, proprio ieri, ha riaperto dopo quasi dieci anni l’albergo Corallo: una sorta di segno del destino dal momento che la prima Sagra, era il 1961, venne promossa da chi inaugurò l’albergo, e cioè l’imprenditore Luciano Cacciabue. La Sagra prosegue il 24 e 25 aprile col concerto di Baccini e lo show di Alessandro Pili.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?