Berlino. Bufera in Germania sulle parole di Ulrich Siegmund, leader dell’AfD in Sassonia-Anhalt, che ha collegato la produzione di armi alla «remigrazione», il progetto di espulsione degli stranieri promosso dal partito. Rispondendo a una domanda sul possibile insediamento a Sangerhausen di una fabbrica della israeliana Elbit Systems, Siegmund ha detto che l’AfD non demonizza la produzione di armamenti perché, nell’ambito dell’offensiva per la «remigrazione», «avremo naturalmente bisogno dei mezzi di sostegno». Le armi, ha aggiunto, servirebbero anche «per la sicurezza interna, per la stabilità e per la difesa del Paese».
Le dichiarazioni hanno provocato immediate reazioni politiche e una forte polemica sui social. Il cancelliere Friedrich Merz aveva già definito il progetto dell’AfD «nient’altro che pulizia etnica per provenienza e colore della pelle», suscitando la minaccia del partito di denunciarlo penalmente. Dopo le parole di Siegmund, anche chi aveva criticato Merz per aver esagerato ha preso le distanze dalle posizioni dell’AfD. Il Bsw di Sahra Wagenknecht, che aveva aperto al dialogo con AfD, ha definito le affermazioni la prova che Siegmund non voglia realmente governare.
La stampa tedesca ha rilanciato la provocazione, mentre il ministero dell’Interno ha ricordato implicitamente i limiti costituzionali all’impiego di armi militari sul territorio nazionale. Critiche sono arrivate anche dalla Spd della Sassonia-Anhalt: «Chi tira in ballo le armi in occasione dell’annunciata espulsione di massa di persone dalla Sassonia-Anhalt parla della violenza come strumento politico», ha detto Katja Pähle.
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