Trasporti

Aeroporto, scoppia la battaglia dei taxi 

A Cagliari gli autisti dell’hinterland esclusi nonostante le code infinite 

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Code, attese infinite dopo ore di volo, turisti spaesati all’arrivo nella corsia di sosta vuota. Scenario che si ripete quasi ogni notte nell’aeroporto di Cagliari-Elmas - soprattutto d’estate - quando i taxi diventano un miraggio e si lascia spazio ai “traghettatori” abusivi di passeggeri verso hotel o di rientro a casa. E i tassisti con regolare licenza di Quartu, Pula, Assemini e Capoterra - esclusi dal circuito fatto di pass e stalli dedicati dentro lo scalo - protestano: «Lasciateci lavorare», chiedono, «la notte i passeggeri che atterrano all’aeroporto restano a piedi, e a noi viene impedito di prestare un servizio pubblico».

Esclusi

Taxi quartesi e dell’hinterland fuori dall’aeroporto, dal porto, e dal capoluogo. «Eppure la normativa nazionale, se la si vuole interpretare nel modo giusto, parla chiaro», sottolinea Simona Barbarossa, presidente di Taxi Amico di Quartu, il consorzio con sede nella terza città dell’Isola che mette insieme otto tassisti e dieci autisti. Il riferimento è alla legge quadro del 1992, la numero 21, che disciplina il servizio taxi.

L’articolo 2 - nello specifico - parla del prelevamento dell’utente che deve avvenire «all’interno dell’area comunale o comprensoriale». Quindi un ragionamento di servizio metropolitano si potrebbe fare, «ma a quanto pare noi siamo tassisti di serie B, esclusi da un circuito di trasporto pubblico non di linea che a Cagliari potrebbe funzionare decisamente meglio se solo ci consentissero di lavorare», ribadisce Nicola Frongia, di Taxi Amico.

La protesta

Un problema che i tassisti dell’area vasta di Cagliari denunciano da tempo. «Da almeno dieci anni, da quando ci sono le sbarre che regolano l’ingresso all’aeroporto», racconta il collega di consorzio, Aldo Barbarossa. «Per noi di Quartu, e dei Comuni limitrofi, lasciare i passeggeri in partenza significa spesso accedere alle aree di sosta brevi con il sistema del biglietto a tempo. Mentre all’arrivo, non avendo lo stallo riservato, dobbiamo gestire l'accesso tramite prenotazione preventiva o citofonando ai varchi riservati per farci abilitare manualmente. Anche se Cagliari e Quartu fanno parte della stessa Città metropolitana, i regolamenti per il servizio pubblico non di linea - taxi e Ncc, noleggio con conducente - e le relative convenzioni con la società aeroportuale, vengono tuttora gestiti tramite bandi e accordi individuali con i singoli Comuni, anziché con un bacino unico di traffico integrato».

Discorso che vale per i tassisti di Quartu - 8 licenze - Assemini che ne ha 4, Capoterra 2 e altrettante messe a bando, e Pula 3. «Taxi che potrebbero coprire il picco serale e turistico, anche per dare un’immagine migliore della città agli occhi di chi sceglie questo angolo dell’Isola come meta delle vacanze», sottolinea Simona Barbarossa. «Non stiamo elemosinando lavoro, quello non ci manca. Vogliamo solo contribuire a migliorare un servizio di trasporto pubblico che in aeroporto non sta funzionando. Problema che, fra l’altro, sta favorendo solo gli abusivi».

L’appello

La richiesta dei tassisti dell’hinterland - oltre a pass e stallo dedicato agli arrivi, come avviene già per i colleghi di Cagliari - è di creare un bacino unico con tanto di app condivisa. «Serve la volontà dei Comuni di Cagliari e dell’area vasta che», propongono, «dovrebbero delegare la regia alla Città metropolitana. Creando un bacino tariffario e di servizio unico, un taxi con licenza di Quartu o Cagliari potrebbe raccogliere passeggeri indifferentemente in tutto il territorio urbano, senza vincoli o confini legali».

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