Per la fusione degli scali sardi la Giunta mette sul piatto altri 30 milioni, oltre i 250 già spesi negli ultimi decenni

Aeroporti, i soldi li mette solo la Regione 

Nelle pieghe della privatizzazione emerge ancora una volta l’enorme esborso di denaro pubblico 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Non un euro da versare per Ligantia F2i, il fondo privato italiano che dopo Olbia e Alghero vuole mettere le mani anche sull’aeroporto del capoluogo. Il cui azionista di maggioranza, la Camera di commercio di Cagliari e Oristano, ha concordato un’operazione a costo zero perché, in cambio delle quote cedute, entrerebbe nella società unica di gestione. Da qui quello che viene chiamato «conferimento in natura». A pagare, alla fine, sarebbe unicamente la Regione che per recitare un ruolo da Cenerentola, col solo potere di convocare l’assemblea dei soci, è disposta a sborsare altri trenta milioni. Il tesoretto si aggiungerebbe alla montagna di soldi già spesa nel tempo: tra costruzione dello scalo, ammodernamento e promozione, il conto degli investimenti pubblici si aggira intorno ai 250 milioni.

Il caso

Dunque, nello scacchiere del trasporto aereo sardo emerge uno squilibrio finanziario destinato a penalizzare la Regione. Il Mameli, per il 94,4% in mano all’ente camerale, è un aeroporto che funziona e macina utili. Tutto, certo, è perfettibile. Ma nulla sembra giustificare una cessione. Per di più in un’Isola, dove il diritto alla mobilità presenta aspetti strutturali di fragilità che, per loro natura, solo la parte pubblica può difendere meglio di qualsiasi operatore privato, essendo libera dall’obbligo del profitto. Eppure in Sardegna sta succedendo il contrario: la maggioranza in Regione, sebbene con qualche problema interno, è allineata sulla spinta del Pd, il partito che più di ogni altro sta accompagnando Ligantia F2i verso il traguardo, per convertirlo nell’asso pigliatutto del trasporto aereo isolano.

Lo stanziamento

Con questo obiettivo, nella Finanziaria 2025 erano stati messi a bilancio 30 milioni di euro. Soldi da investire nell’acquisto di quote, ma sempre all’interno di un ruolo marginale che nella migliore delle ipotesi permetterebbe alla Regione di fare proprio il 10% di azioni. Questo, sulla carta. Nella lista dei desiderata. L’operatività reale, invece, dovrebbe avere come bussola uno studio commissionato dalla Giunta a fine 2024, ma di cui non si è mai saputo nulla. A fine gennaio, quando è stata approvata la manovra 2026 e Paolo Truzzu, capogruppo di FdI, è tornato alla carica, l’assessora ai Trasporti, Barbara Manca, aveva promesso che a breve sarebbe stato reso noto il contenuto. È passato un altro mese. Il documento sarebbe adesso al vaglio degli uffici. Dettagli, però, non ne filtrano. Tutto è sotto lucchetto. Da Palazzo non trapelano nemmeno le reali intenzioni della Giunta che sulla privatizzazione pare quanto meno arenata. Ufficialmente non si registrano passi indietro, ma nemmeno in avanti.

Soluzione bis

I 30 milioni della Finanziaria 2025 non utilizzati potrebbero trovare nuova linfa attraverso la prossima maxi variazione di bilancio. E se così fosse, i soldi andrebbero ad aggiungersi ai 200 milioni spesi per costruire lo scalo di Cagliari-Elmas, anche attraverso risorse statali. La Regione da sola ne ha poi investiti almeno altri 53,3 per qualificare lo scalo e supportare il sistema dei collegamenti. Davvero una montagna di denari che da due anni hanno fatto salire sul piede di guerra i sindacati, a cui si è aggiunta Sinistra futura, uno dei partiti più fedeli alla presidente Todde. Non solo: a differenza della parte pubblica che sinora ha dovuto aprire i cordoni della borsa, Ligantia F2i ha fatto cassa: nel 2016 ha acquistato per 9,4 milioni il 71% dello scalo di Alghero, quota che oggi vale 16 milioni (tutto l’aeroporto, gestito da Sogeaal, è stimato in 22,5 milioni). Non diverso il discorso su Olbia, dove F2i detiene l’80% di Geasar, pagato 248 milioni nel 2020, mentre oggi sul mercato verrebbe venduto a 290, su un prezzo complessivo di 362. Insomma, Pantalone paga, mentre i fondi d’investimento accumulano capitali.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?