Doveva essere l’audizione chiarificatrice. Per capire come la Giunta ha montato il puzzle degli aeroporti, con la cessione di Cagliari a F2i Ligantia, il passaggio che manca per completare la privatizzazione degli scali isolani. Invece dalle parole di Barbara Manca, assessora ai Trasporti, sentita ieri nella Quarta commissione del Consiglio regionale, «è venuto fuori un racconto fumoso, in cui la difesa dell’interesse pubblico non trova riscontro nel Term sheet», l’intesa preliminare, «e nemmeno esistono tutele sul diritto dei sardi alla mobilità».
Il grande nodo
L’hanno chiesta Paolo Truzzu e Franco Mula, quota Fdi, l’audizione di Manca. «Solo una cosa – incalza il capogruppo Truzzu – è diventata manifesta: la Regione si sta accollando una spesa non necessaria, visto che la Rete ministeriale, l’obiettivo dichiarato dall’assessore a nome della maggioranza, può essere fatta senza privatizzare lo scalo di Cagliari. Quindi senza pagare 30 milioni di risorse pubbliche, per poi non contare nulla nella futura holding della gestione unica». Umberto Ticca, che guida i Riformatori, tira l’altra metà della stilettata: «Il Campo largo sta usando il tema della Rete aeroportuale per mascherare un’operazione che è solo un regalo all’azionista privato, una svendita, la rinuncia allo sviluppo».
La posizione
Manca non ha aggiunto nulla a quel che già si sapeva. La Giunta crede di poter contare qualcosa nella società unica che «dovrà obbligatoriamente avere sede in Sardegna». Ticca non nasconde una certa incredulità: «Come se questo fosse un elemento dirimente ai fini decisionali. La verità è che quel 9,25 per cento scritto nel Term sheet (la Giunta l’ha approvato il 16 marzo) si traduce in una incontestabile posizione minoritaria, checché ne dica la maggioranza. Il governo del sistema aeroportuale sardo sarà saldamente in mano al fondo privato di investimento che, in barba agli interessi degli sardi, vuole avere la libertà di vendere il proprio pacchetto azionario, pari al 50,25%, appena ventisette mesi dopo aver firmato l’intesa definitiva con la Regione».
Le manovre
F2i Ligantia è già il socio di riferimento negli scali di Alghero e Olbia, l’uno acquisto nel 2016, l’altro nel 2021. «Non è nemmeno detto – continua Truzzu – che la Rete ministeriale, suggerita dall’advisor attraverso una consulenza pagata 170mila euro, neanche un’idea della maggioranza, sia gradita a F2i. Viene difficile pensare che un fondo di investimento, interessato a fare profitti nel minor tempo possibile, si imbarchi in una simile operazione. Che potrebbe avrebbe un senso se fatta prima dell’acquisizione di Cagliari, non dopo, come ha spiegato l’assessora». F2i, senza mettere un euro, prenderà l’intero 94,45% detenuto oggi nello scalo, attraverso Sogaer, dalla Camera di commercio di Cagliari e Oristano (Cciaa) che, in cambio, otterrà il 40,5% nella holding della gestione unica (sempre a costo zero). «Sulla rete degli aeroporti – osserva Ticca – siamo favorevoli tutti, ma senza consegnare ai privati il controllo degli aeroporti sardi, una imprudente operazione societaria».
Vedute diverse
Manca ha detto che per lei e «per la presidente Todde è importante avere il riconoscimento e il cappello ministeriale. La Rete» garantisce «maggiore competitività nei confronti del mercato» e permette di ottimizzazione i costi, soprattutto in termini di gestione, ma anche per quanto riguarda gli investimenti». L’assessora ha confermato la scadenza di settembre per chiudere l’accordo. L’iter adesso riparte da zero: «Ci auguriamo – chiudono Truzzu e Ticca – che la Giunta si fermi davanti al nuovo parere negativo della Corte dei Conti. Sarà un pronunciamento scontato: Regione e Camera di commercio vogliono regalare gli aeroporti sardi senza fare nemmeno una gara pubblica».
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