Qualcuno l’aveva preventivato (tra i viaggiatori). Altri minimizzavano l’impatto del problema. Invece è scoppiato davvero il caos sulle agevolazioni tariffarie estese a quanti hanno una parentela sino al terzo grado con chi abita in Sardegna. Ovvero, gli emigrati, i nuovi beneficiari della Continuità 2026-2029, in vigore dal 29 marzo e di cui Aeroitalia garantirà cinque rotte su sei. Da Cagliari e Olbia verso Roma e Milano più l’Alghero-Fiumicino.
La questione
Tutto ruota intorno al fatto che la compagnia sta chiedendo i certificati anagrafici per accertare le parentele. Legami di sangue che danno diritto allo sconto. Con un ultimatum: se la documentazione non viene prodotta «entro settantadue ore», Aeroitalia cancella la prenotazione. «Stiamo applicando quanto previsto dal decreto ministeriale della nuova Continuità», sottolineano dal vettore. Ma chi sta passando per la tagliola delle verifiche a campione non ci sta: «Ci chiedono certificati che costano 16 euro – spiega uno dei passeggeri sul piede di guerra –. A parte che per recuperarli dovremmo andare nei Comuni di nascita delle nostre famiglie, dove non sempre genitori, fratelli e zii sono rimasti a vivere».
La procedura
I parenti sino al terzo grado sono diventati beneficiari delle tariffe agevolate in nome di quell’emigrazione che socialmente tocca le corda del cuore. Da qui l’idea di abbassare i prezzi dei biglietti per preservare i legami con la terra d’origine. La strada sembrava in discesa: quando sul sito di Aeroitalia si fa il biglietto cliccando sulla casella specifica dei parenti, prima del pagamento compare una schermata in cui vengono richiesti i «dettagli personali» e quelli del «residente in Sardegna» a cui ci si “aggancia”. Bisogna inserire nome, cognome, indirizzo, email e telefono. Quindi si flagga sulla veridicità dei dati forniti per poi scaricare, compilare e infine inviare la dichiarazione sostitutiva in cui si indica la parentela.
Verifiche supplementari
Basta così? No, non più. «Purtroppo – dicono da Aeroitalia – centinaia di autocertificazioni si sono rivelate non veritiere e si è dovuto ricorrere alle verifiche a campione previste dal decreto ministeriale». La compagnia chiarisce che si tratta di «una fase di transizione in cui non ci è possibile controllare in completa autonomia le autocertificazioni e le dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà. Per questo stiamo chiedendo ai passeggeri di venirci incontro fornendoci la documentazione che comprova quanto affermato».
Le proteste
I passeggeri-parenti non sono dello stesso avviso. «Quando una società svolge un servizio pubblico, ha l'obbligo di riconoscere piena validità legale alle dichiarazioni sostitutive. È assurdo, oltre che oneroso, vedersi recapitare una mail in cui si sollecita, in formato digitale, un certificato di famiglia o di matrimonio o di maternità. In alternativa, un atto di nascita o “altra documentazione ufficiale equivalente”, è la richiesta precisa di Aeroitalia». Con le proteste che corrono via mail un altro utente spiega: «Non è certo colpa nostra se non sono ancora pronti i registri con cui la compagnia, attraverso le verifiche autonome, realizzerà una sorta di data base degli emigrati sardi. Nemmeno è accettabile che, a fronte di un biglietto già pagato, Aeroitalia invii un messaggio con la minaccia di applicare una penale di 500 euro in caso di documentazione carente. Non è questo il trattamento che ci aspettiamo per raggiungere o ripartire da casa nostra».
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