Sarroch.

Addio Elena, un saluto di musica e colori 

Il gruppo folk Sharak in abito tradizionale, il feretro accolto dalle launeddas 

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Quando la bara ha raggiunto il sagrato, sono state le launeddas a rompere il silenzio ovattato della piazza, poi è partito un lungo applauso per rendere omaggio a quella donna speciale morta proprio il giorno della festa del “suo” Sant’Efisio, che tanto ha fatto per la sua comunità. Erano oltre un migliaio le persone che ieri pomeriggio hanno preso parte ai funerali di Elena Siddi, morta il 1° maggio mentre raggiungeva la chiesa di Stampace per partecipare alla messa dell’inizio dei festeggiamenti in onore del Martire Guerriero. Per Elena – e il marito Matteo Etzi, confratello dell’Arciconfraternita del Gonfalone – quella per Sant’Efisio era una devozione da vivere tutto l’anno, un culto che l’accompagnava sin da bambina.

Una colonna portante

Come l’amore per le tradizioni del suo paese e il costume sardo, quello che indossava quando il suo cuore ha smesso di battere: per questo il gruppo folk Sharak, del quale Elena era una colonna portante, ieri l’ha voluto indossare per lei un’ultima volta. E per Elena, che aveva consacrato la sua vita a Sant’Efisio la festa si è fermata: alla messa nella chiesa di Santa Vittoria, mai così gremita, hanno preso parte il presidente dell’Arciconfraternita Andrea Loi, e Ottavio Nieddu, “regista” da anni dei festeggiamenti, arrivati da Nora dove ieri si sono svolti i festeggiamenti culminati con la processione in spiaggia.

L’omelia

Le parole di don Stefano Casula, frate del santuario di Is Molas che Elena frequentava spesso, provano a lenire il dolore dei familiari: «Madre Teresa diceva che l’unica cosa che ci è concesso portare con noi dopo la morte è una valigia piena di carità, Elena la sua l’aveva riempita da tempo. Ci ha lasciato nel giorno che amava più di tutti, quello dedicato ad accompagnare Sant’Efisio nel suo viaggio: ora è lui a prendersi cura di Elena, e a guidarla nel suo cammino». Elena era un caleidoscopio di colori, una donna impegnata su più fronti che aveva ben chiaro il concetto di comunità.

L’eredità d’amore

Per il comitato dei festeggiamenti in onore di Sant’Efisio e della patrona Santa Vittoria era da anni una colonna portante. «Ci ha insegnato tanto, era il nostro faro e ci ha fatto conoscere gli aspetti religiosi più importanti di queste feste», raccontano Andrea Peddis e Mauro Vargiu. «Ogni 1° maggio diventava la padrona di Casa Mascia, preparava da mangiare e accoglieva autorità, carradoris e guardiania dopo la lunga giornata come solo lei sapeva fare». Terminata la messa il feretro raggiunge la piazza dove sono presenti tante persone quante ce n’erano in chiesa: al suono delle launeddas, che tanti momenti lieti della vita di Elena avevano accompagnato, segue un lungo applauso. L’ultimo tributo a una donna che lascia un vuoto enorme non solo nella sua famiglia, ma anche in quella comunità della quale si era sempre sentita parte integrante.

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