Il lutto.

Addio a Mussi, l’ex Pci che volle restare a sinistra 

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Addio a Fabio Mussi, dirigente comunista e poi di Sinistra italiana-Avs, che aveva guidato dal 2007 al 2009. Aveva 78 anni. Nicola Fratoianni lo ricorda come «intellettuale raffinato e curioso». Rappresentava l’ultima generazione di dirigenti del Pci: di famiglia operaia, aveva aderito al partito nel 1965. Alla Normale di Pisa l’incontro con Massimo D’Alema, al quale fu legato da profonda amicizia. Nel 1990 fu favorevole alla “svolta della Bolognina” di Achille Occhetto. Fu capogruppo alla Camera del Pds e poi Ds – di cui guidò la principale area di sinistra, il cosiddetto “Correntone” – e ministro dell’Università nel Prodi II. Al congresso Ds, il 20 aprile 2007, ribadì «non con animo leggero» di non voler confluire nel Partito democratico e di volersi impegnare per costituire una nuova forza socialista, laica e di governo più a sinistra dei dem: pochi giorno dopo, il 5 maggio, battezzò Sinistra Democratica. Il movimento confuirà poi in Sel. Nel 2017, con lo scioglimento di Sel e la sua confluenza in Sinistra Italiana, partecipa alla fondazione del nuovo partito, entrando nella direzione nazionale. Un incarico che ha mantenuto fino alla fine.

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