Belvì.

Abiti usati nella passerella anti sprechi 

Sfilate di successo all’insegna della sostenibilità ad Aritzo, Gadoni e Tonara 

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La moda abbraccia la sostenibilità e la lotta agli sprechi con uno sguardo al sociale e alle produzioni sartoriali. È la sfida delle sfilate di moda “Second hand” proposte in un mese e mezzo nella Barbagia-Mandrolisai grazie all’intuizione dell’imprenditrice Fabiola Arangino di Belvì. Una formula supportata dalla scenografa Emanuela Santini, di origini di Aritzo. Ha riscosso successo ad Aritzo, a Gadoni, Belvì e Tonara con eventi andati sold out. In passerella non solo una nuova luce per abiti che rischiavano di andare persi, ma anche spettacolo e artisti del territorio protagonisti di una lunga serata di eventi.

L’iniziativa

«Sono sempre stata affascinata dalla moda e dal vintage, ho notato che spesso diversi abiti restavano abbandonati negli armadi o buttati nonostante fossero nuovi», spiega Arangino. Ha pensato di offrire una nuova opportunità a ciò che rischiava di andare perso. «Supportata dall’amica Emanuela Santini, dalla stilista Jessica Serra di Olbia e da tante volontarie che ci hanno regalato dei vestiti ho così ideato delle vere e proprie sfilate in chiave alternativa», dice Arangino. «Il primo evento ad Aritzo - ricorda - si è rivelato un successo e così anche Gadoni, con una piazza gremita da centinaia di persone fra l’ampio sostegno di associazioni e Comuni». Non è mancata la motivazione sociale, col pubblico accompagnato dalle musiche del dj Samuele Cabras. «Le offerte raccolte nei primi due eventi - prosegue - ci hanno consentito di sostenere onlus impegnate contro l’abbandonato degli animali e nei successivi di recuperare i costi organizzativi».

La svolta

Dopo l’evento di Belvì, nella festa patronale di agosto, Arangino approda a Tonara e dà una svolta al progetto: «Qui oltre ai gioielli dell’orafa Maria Itria Toccori ho scoperto delle sarte artigiane. Agli abiti riutilizzati abbiamo affiancato quelli realizzati dalle stiliste Francesca Cau, Federica Sau e Stella utilizzando i tessuti dell’abito tradizionale». L’obiettivo ora è creare un nuovo business che generi un ciclo unico fra le passerelle e chi vuole dare una nuova opportunità agli abiti in disuso. «Pensiamo di trasformare ciò che finora è stato un hobby in una società. - dice Arangino -. Dalle zone interne può partire un messaggio contro la lotta agli sprechi e al riutilizzo che può diventare impresa».

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