La Cavalcata

Abiti e maschere, la memoria di un popolo 

A Sassari 67 gruppi e duemila figuranti, il successo di Mamuthones e Turpos 

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Cinque ore di sfilata e centinaia di attrazioni, tra spettacolo, tradizione e proiezioni sul futuro. La Cavalcata Sarda ha chiuso la sua 75ª edizione, ieri nelle vie di Sassari, esibendo colori e sfavillii, di vestiti e gioielli, a dispetto del cielo coperto, e carico di pioggia non pervenuta. Come ogni anno, la Festa della Bellezza ha composto un ampio mosaico della storia isolana, capace di contenere al suo interno numerose narrazioni, espresse dai 67 gruppi a piedi e 26 a cavallo e dai 2mila figuranti, espressione di tutta la Sardegna.

La storia

E sono spesso gli abiti tradizionali a creare il fil rouge del racconto dei secoli come nel caso, ad esempio, dell’algherese Lorena Meloni di “Sant Miquel”, che indossa il vestito di panno da vedova della sua trisavola, risalente al 1800. Sfilano così in successione abiti di gala e da lavoro, che rimandano a un ruolo e a una funzione magari spariti, abiti disseppelliti dai bauli, oppure ricostruiti o che mantengono intatto il tessuto originario. A darne una dimostrazione le vesti del XIX secolo di Santa Rughe da Uri, messe dagli antenati per la prima volta e ieri mostrate dalle dieci coppie sposate che hanno attraversato insieme il percorso. «E ci sono le nuove generazioni che continueranno a portarli - riferisce Emiliana, maestra nel passaggio del testimone - Chi ha iniziato a 5 anni il mini-folk con me, a 30 ora indossa l’abito sardo e ha un figlio». A cui tramandare una memoria che si spera infinita, come si sta provando a fare con i tanti bambini visti durante il corteo. Avviene con le osilesi Giorgia e Viola, rispettivamente di 22 e 14 mesi, con la vestina di battesimo ereditata dai bisnonni, o Andrea, appena un anno, ma già alla seconda Cavalcata. «Ha esordito a 15 giorni», dice mamma Martina del gruppo Thatari.

Le maschere

Dalle nuove creature a quelle più mature, che sfidano i 19 gradi e il 59% di umidità del capoluogo turritano, camminando a piedi nudi sull’asfalto. Ma non si può fare altrimenti se sei Giovanni Scintu, capogruppo dal 1974 degli Scalzi di Cabras. «Rappresentiamo i pescatori dello stagno», spiega e poi mostra, e suona, uno degli attrezzi del mestiere, “su bucoi”, una conchiglia che fungeva da richiamo. Maria Rosaria Dore invece ha 76 anni ma non è una veterana dell’evento. «È la quarta a cui partecipo con il gruppo Intragnas di Porto Torres - ricorda - Serve essere qui anche per fare socializzazione». I gruppi infatti cercano di tessere relazioni, magari con le modalità “selvagge” dei Thurpos di Orotelli, ricoperti di gabbani di orbace che, incarnando i buoi, urlano e abbracciano in modo giocoso le indossatrici, tra un zig zag e l’altro. Ma vengono presto riportati sotto il giogo dal contadino che conduce l’aratro e punta solo alla fecondità del raccolto, nella messinscena di un rito svanito nella notte dei tempi. Il versante “tribale” della Cavalcata Sarda conta diversi interpreti, e tra questi quelli di Mamoiada, del gruppo Atzeni. «Siamo la Ferrari dei Mamuthones» chiosa uno di loro, Tore Piu, che ricorda come portino addosso 30 kg di peso, tra campanacci e velluto. La loro performance si snoda, come le altre, accompagnata dagli incitamenti delle migliaia di persone presenti lungo il tragitto e anche dagli aromi delle tante griglie che preparano pancette e salsiccione in corso Cossiga e vie limitrofe, uno degli evergreen della manifestazione.

Le autorità

Atmosfera sobria invece in piazza d’Italia, dove si trova la tribuna delle autorità, davanti a cui hanno avuto luogo i due momenti forse più incisivi dell’edizione, entrambi riconosciuti da una standing ovation. Il primo ha visto il passaggio di nove donne con un turbante sul capo, guidate dalla dirigente medico Claudia Pinna, specialista in diagnostica senologica. Un invito alla prevenzione contro il tumore, ma non solo. «Rappresentano - afferma il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia - la speranza e la forza che sono in grado di darci le donne».

E l’altra metà del cielo illumina pure il finale dell’evento con l’esecuzione vertiginosa di “Su ballu tondu”. «Sono portatrici di bellezza - rimarca il direttore artistico, Giuliano Marongiu - che mettono in evidenza il vissuto di una terra». Poi i titoli di coda coi gruppi a cavallo e gli auguri, più prosaici, sui prossimi indotti economici. «La Cavalcata - dichiara l’assessore regionale al Turismo, Franco Cuccureddu - è uno degli eventi identitari che porta a fidelizzare il rapporto con la Sardegna da parte dei turisti». Tradizione sì, ma la Festa è anche vetrina di un’isola che cerca di monetizzare le sue bellezze.

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