Il legame tra la comunità ucraina e quella italiana si fa ancora più stretto: ieri mattina, a Santa Restituta, nella cui cripta si rifugiarono i cagliaritani durante i bombardamenti del ‘43, si è infatti tenuta la messa con cui la chiesa di Stampace è stata elevata a parrocchia della comunità cattolica ucraina di rito bizantino, accogliendo i circa duemila fedeli nativi di Kiev che vivono nell’area metropolitana. Una cerimonia solenne a cui hanno preso parte l’arcivescovo Giuseppe Baturi e l’esarca in Italia della Chiesa ucraina, monsignor Gregorio Komar.
«Pace a tutti», il messaggio semplice lanciato da Baturi. «Un momento importante per tutta l’Isola e il fatto che questo sia avvenuto a ridosso del quarto anniversario di questa terribile tragedia che è la guerra ci esorta a pregare più intensamente e a stringerci con solidarietà e aiuto fraterno a queste popolazioni che soffrono terribilmente. È un segno di una volontà di cura pastorale per gli ucraini presenti ma anche un segnale di solidarietà e un’invocazione di pace e di giustizia per tutto quel popolo».
Poi le parole del neo-parroco, don Bogdan Markhevka: «Abbiamo fatto la divina liturgia di rito bizantino insieme a monsignor Baturi e monsignor Komar. Era un evento atteso da molto tempo: la comunità ucraina è presente da 15 anni. Ora in tutta la città metropolitana sono circa 2000. Sono molte le famiglie nate dall’unione tra italiani e ucraini, con figli nati a Cagliari. Prima i sacerdoti qui erano come cappellani: ora siamo una vera e propria parrocchia di rito bizantino, nata grazie al permesso dell’arcivescovo e dipendente dalla diocesi di Cagliari».
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