L’emergenza.

A San Gavino si può aspettare fino a trentasei ore 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Ventiquattro ore di attesa prima di una visita al Pronto soccorso dell’ospedale di San Gavino. In alcuni casi anche 36 ore. Molti pazienti trasportati dalle ambulanze sono rimasti sulle barelle piazzate anche per terra. Una situazione che si è ripetuta negli ultimi giorni e che peggiora il fine settimana per la mancanza di medici di base e per le guardie mediche che saltano. Tutto questo in un contesto dove il Pronto soccorso dell’ospedale di Isili è operativo solo dalle 8 alle 20 (e nei giorni festivi talvolta resta chiuso per mancanza di personale) e anche il Sulcis ha l’organico ridotto all’osso in alcuni reparti come l’ortopedia: così tutte le urgenze sono dirottate a San Gavino.

Una situazione assurda. La professionalità del personale sanitario non riesce a reggere l’onda di un assalto continuo. Lo denunciano pazienti, volontari e i sindacati. In prima linea c’è Giampaolo Mascia, segretario provinciale della Fials: «La situazione rispecchia il medesimo trend dei pronto soccorsi di Cagliari: il Nostra Signora di Bonaria presta assistenza ad un bacino d'utenza mediamente superiore, per esempio i pazienti che in realtà dovrebbero essere assistiti nel Pronto soccorso di Isili o che non trovano le guardie mediche pienamente operative. Tra l’altro l’organico già di per sé è carente in partenza. Medici infermieri ed operatori socio-sanitari dovrebbero essere in misura nettamente superiore ma comunque pur, in un contesto di grande difficoltà, operano con grande dedizione e impegno. L’altro giorno le barelle arrivavano all'ingresso dell'ospedale con una fila di 36 ore. Chiediamo al nuovo direttore generale Antonio Lorenzo Spano chiari impegni sul potenziamento degli organici, soprattutto in vista del completamento del nuovo ospedale».

Chiede interventi urgenti anche la Cgil della Sardegna Sud Occidentale come rimarcano il segretario Franco Bardi, Gino Cadeddu della segreteria della Funzione Pubblica e Caterina Cocco della segreteria Cgil: «Quando un solo ospedale, in questo caso San Gavino ed il suo Pronto soccorso, si trova a coprire quasi metà della Sardegna con le urgenze ortopediche, le conseguenze sono inevitabili. Da Carloforte a Bosa, è l’unica ortopedia che opera a pieno regime e garantisce interventi chirurgici, esclusa l’area del Cagliaritano. È una situazione che mette sotto pressione un organico limitato, chiamato a turni di lavoro particolarmente gravosi, con ripercussioni sia sul personale sia sulla qualità complessiva del servizio. Isili opera a mezzo servizio ed è priva di reparto. Oristano è spesso chiusa. Bosa e Ghilarza risultano attualmente senza Pronto soccorso».

La situazione è insostenibile anche per i volontari del gruppo “Cittadini Attivi San Gavino” come rimarca Luca Vaccargiu: «Il momento della sanità pubblica è drammatico, sicuramente non vanno sottovalutati la carenza di personale, turni estenuanti, stipendi bassi e mancanza di investimenti, ma la problematica dei medici di famiglia su tutto il territorio aggrava maggiormente tale situazione. I pazienti sono sempre più disperati, non sanno dove andare e per paura vanno continuamente al Pronto soccorso per qualsiasi cosa. Molti medici di famiglia sono andati in pensione e non sono stati sostituiti, alcuni si rendono disponibili anche se in pensione, altri fissano appuntamenti con oltre venti giorni di attesa, altri ancora comunicano solo tramite mail. Negli ambulatori le file sono assurde, quasi da far rinunciare a curarti. È ora di dire basta chiedere che la salute rimanga per sempre una vera priorità». (g. pit.)

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?