Sardegna Open.

«A Cagliari abbiamo visto un magnifico livello» 

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«Siamo molto contenti, è stato un torneo importante sotto tutti i punti di vista». Concluso l'Atp Challenger 175, il direttore del torneo Martin Vassallo Arguello può rilassarsi un attimo e sciogliersi in un sorriso che dimostra tutta la soddisfazione per una manifestazione sportiva ben riuscita, in campo e fuori. «In campo abbiamo visto tennis di magnifico livello», sottolinea Martin, «giocatori che sicuramente in un'altra occasione non avrebbero giocato un torneo di categoria Challenger ma, disputandosi nella seconda settimana di Madrid e utile come preparazione per Roma, questo ci ha dato la possibilità di vedere qui a Cagliari giocatori di livello altissimo». E la vittoria di Matteo Arnaldi aiuta a dare maggior luce al torneo. «Siamo contenti per la vittoria di un italiano», prosegue Vassallo Arguello, che ricorda «Ogni anno abbiamo qualche italiano che utilizza questo torneo come punto di partenza per una miglioria di gioco, oppure per recuperare da un periodo non positivo. Per questo, speriamo che abbiano tutti un bellissimo ricordo del nostro torneo e del nostro circolo e che abbiano sempre voglia di ritornare qui». Tanti gli italiani in campo e tanti gli spunti positivi per chi è passato da Cagliari e ora vuole proseguire con successo la stagione sul rosso. E questo, Martin Vassallo Arguello lo sa bene, sia come dirigente,sia come ex tennista professionista: «Aldilà di vincere o perdere una finale, quello che interessa ai giocatori venuti qui è trovare un buon livello e lo hanno fatto. Per esempio, Berrettini ha giocato tre partite a livello altissimo, ma anche Cadenasso ha trovato un gran livello. E penso ai tanti giovani, che qui hanno fatto la prima esperienza in un main draw, vincendo anche qualche partita. È questo che sicuramente interessa alla Fitp, che mette a disposizione questi tornei per i ragazzi. Noi come circolo siamo onorati di avere la possibilità di ospitare questo torneo e proviamo a fare il massimo, e che le persone che vengono a vedere le partite, ma anche i giocatori e gli allenatori, si sentano comodi e vogliano tornare».

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