Prima del pianista Paolo Restani, sul palco del Teatro di Città di Sassari, è salito un pianista più giovane, ancora dentro il proprio percorso di formazione. Il 18 ottobre Gianmichele Milia, studente del Conservatorio di Sassari, ha aperto la serata della rassegna organizzata dall’associazione culturale La Casa Rosa, misurandosi con il pubblico prima di lasciare il palco a un interprete che, a sedici anni, aveva già debuttato all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Questo è un passaggio che racconta il cuore della rassegna, ovvero permettere agli studenti dei Conservatori di Cagliari e Sassari di vivere il concerto non soltanto come ascoltatori ma, addirittura, come protagonisti. Proprio loro, infatti, aprono la maggior parte degli appuntamenti, sostenuti nella partecipazione da borse di studio assegnate da La Casa Rosa. Un modo per entrare in contatto con il palcoscenico, con il pubblico e con le vibrazioni che si scatenano e precedono l’esibizione, soprattutto quando subito dopo arrivano grandi interpreti.

Sul palco di Sassari, Paolo Restani ha attraversato alcune pagine fondamentali del repertorio pianistico: da Debussy, con Élégie, Rêverie, La cathédrale engloutie e la Valse dai Préludes, a Chopin, con i Notturni op. 9 e la Polonaise op. 40 n. 2 e lo Scherzo n. 2. Nella seconda parte, Rachmaninov e poi Liszt, con Après une lecture du Dante: Fantasia quasi Sonata, hanno completato un programma nel quale il pianista ha dato spazio a quella grande tradizione romantica che è tra i tratti distintivi del suo repertorio.

Il pianista italiano conosce bene quella sensazione; il suo primo recital arrivò intorno ai dodici anni e poco dopo, ancora adolescente, seguì il debutto a Santa Cecilia. «Ricordo una paura folle», racconta. Aveva quindici-sedici anni e si trovava davanti al pubblico dell’Auditorio di via della Conciliazione, abituato ad ascoltare i grandi interpreti. Poi, una volta iniziato, pensò «soltanto alla musica». Il concerto andò straordinariamente bene e Francesco Siciliani, che lo aveva ascoltato a Napoli, lo richiamò prima al Teatro Argentina e l’anno successivo, per il Secondo concerto di Liszt. «Da lì cominciò tutto».

Da allora sono passati oltre quarant’anni e i palcoscenici sono diventati quelli della Carnegie Hall, della Scala, del Musikverein di Vienna e del Teatro Colón di Buenos Aires, con collaborazioni che hanno incluso direttori come Riccardo Muti e Vladimir Ashkenazy. Per Restani, però, la formazione non si esaurisce nello studio e nella tecnica.

«Il maestro è indispensabile per dare sicurezza e strumenti, ma l’allievo deve metabolizzare l’insegnamento e diventare se stesso». Nel suo percorso, infatti, rivela quanto sia stato fondamentale Vincenzo Vitale ma, anche, il confronto con altri musicisti e, soprattutto, con le orchestre e la musica da camera. «Dagli altri strumenti e dalle voci un pianista impara il fraseggio e il legato». Un apprendimento costante, che porta alla necessità di comunicare: «La musica deve arrivare a chi ascolta, perché è un racconto».

Questo è l'approccio che oggi porta nelle sue masterclass; più che trasmettere formule, Paolo Restani cerca il dialogo con i suoi studenti: «È una dialettica: non impongo nulla e a volte imparo anch’io da loro». Perché il palcoscenico, spiega, insegna anche a controllare il sistema nervoso, a sviluppare idee proprie e a trovare il modo di comunicarle.

Dopo Sassari, la rassegna prosegue il 31 ottobre alle 18 all’Auditorium del Conservatorio “Ennio Porrino” di Cagliari, con il duo formato da Uto Ughi e Bruno Canino, che rappresentano una delle formazioni cameristiche italiane di maggiore prestigio internazionale.

I biglietti sono disponibili su Vivaticket, mentre il calendario completo della rassegna è consultabile sul sito della rassegna.

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