Il costo dei trasporti sulle imprese sarde, ogni anno in fumo 350 milioni
La quasi totalità delle merci in entrata e in uscita dall’Isola viaggia via marePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Negli ultimi venticinque anni le imprese sarde sono andate incontro a una perdita di competitività stimata attorno al 30%, per un danno economico complessivo di circa 350 milioni di euro l’anno.
Il problema è che il 98% delle merci che entrano ed escono dalla Sardegna viaggia via mare e questo comporta costi logistici superiori del 40% rispetto al resto del Paese. È il costo dell’insularità, ma anche della scelta politica di non attuare la legge Attili del 2001 sulla continuità territoriale nella sua interezza, così da garantire prezzi ragionevoli anche sul trasporto merci. Si tratta di una legge nazionale, anche perché la continuità marittima è di competenza statale. E oggi la Regione chiede un confronto con Roma, così da poter costruire un modello disegnato sulle reali esigenze dell’Isola.
Le aziende sono in ginocchio. Lo denunciano, e da ben prima della chiusura dello stretto di Hormuz, Coldiretti, Confindustria e l’intera filiera produttiva regionale - dal mondo dei trasporti alle associazioni di categoria, fino alla grande distribuzione. Cioè i soggetti che adesso fanno parte della rete Ambasciatori di Sardegna, portatori di una richiesta semplice: ottenere strumenti concreti per compensare gli effetti dell’insularità e garantire all’Isola pari opportunità di crescita al resto d’Italia. In pratica, attuare la Attili.
L’articolo completo di Roberto Murgia nel giornale in edicola e sull’app Unione Digital
