Il 2026 sarà l’anno di “Sardegna Aeroporti”? Alla nascita della futura holding di controllo degli scali sardi manca un pilastro: il giudizio (udienza a fine febbraio) sulla regolarità della prima fusione tra Alghero e Olbia.

La Regione ha riservato 30 milioni per una quota intorno al 10%. Pochi, accusano i contrari, per contare davvero. L’avvocato cagliaritano Paolo Angius ha guidato nel 2015 la fusione degli aeroporti di Pisa e Firenze nella società “Toscana Aeroporti”.

È favorevole alla gestione privata (il fondo F2I) ma precisa: «una regione insulare non può non avere una forte presenza pubblica nel corpo societario degli aeroporti».

Qui c’è in ballo il diritto alla mobilità. I sardi devono prendere l’aereo.

«La Regione nella futura holding deve puntare a un potere effettivo. Se non di controllo sicuramente di orientamento su alcune materie e di veto su altre. La Toscana è un territorio collegato, con ferrovie e strade. La Sardegna è un’altra cosa, c’è un deficit di infrastrutture che condiziona lo sviluppo, il turismo, l’arrivo degli investitori. Ricordiamoci che ovunque Regioni, Province, Comuni hanno un’influenza importante sul marketing territoriale e le linee onerate. Partecipano di fatto alla gestione, anche fuori dalla governance».

Paolo Angius, avvocato esperto di trasporti

La futura partecipazione regionale sembra leggera.

«Quanto si conta in un'azienda dipende anche dal peso delle persone, dalla loro esperienza e competenza. Forza e autorevolezza non sono solo espressione di quote di capitale sociale. La questione centrale è il peso del voto che si esprime in un consiglio di amministrazione, il come si gestisce una percentuale azionaria».

Che cosa ne pensa della gestione attuale degli aeroporti?

«Gli aeroporti sardi stanno funzionando bene. Anche grazie al combinato disposto con la parte pubblica. Quella di Cagliari la considero però pubblica a metà. Nel senso che la Camera di Commercio alla fine agisce come un soggetto di diritto privato. Devo dire che in Italia tutte le società di gestione sono molto buone, seppur in una situazione di quasi monopolio con F2I e Aeroporti di Roma. Ma all’orizzonte ci sono scenari che chiedono una politica nazionale per il settore».

Ovvero? Non mi pare che ci sia una crisi del trasporto aereo…

«Tutt’altro. Da qui al 2035 sui cieli italiani ci saranno cento milioni di passeggeri in più. Intanto le concessioni degli aeroporti più importanti si avvicinano alla scadenza, 15- 20 anni».

Mi sta dicendo che prima di investire le società di gestione devono avere certezze sul futuro.

«Dico che va rivista tutta la politica aeroportuale. Per dare garanzie di trasporto ai quei cento milioni di passeggeri servono infrastrutture e investimenti. E una riflessione più seria».

Abbiamo il limite della stagionalità. È un tema per il gestore privato? In Sardegna gli affari si fanno d’estate.

«Bisogna abolire l’addizionale comunale. Diversamente i grandi operatori low cost non metteranno in campo nuove risorse. Ricordiamoci che da oltre dieci anni Ryanair è il primo vettore per il trasporto degli italiani. Pubblico e privato devono decidere in questa direzione».

Rispetto ai numeri del network F2I siamo piccoli. Rischiamo di essere marginali?

«Nel panorama attuale F2I è il primo operatore. Avere più società di gestione con un controllo diretto significa fare una massa critica più ampia. La situazione sarda non va vista in questa prospettiva, farei una riflessione a parte. Perché se da un lato lo stesso gestore per Alghero, Olbia e Cagliari può avere un vantaggio competitivo rispetto a determinate compagnie proponendo tariffe più convenienti, dall'altro non è detto che questo sia anche un vantaggio in termini concorrenziali rispetto al mercato».

Cessione di Sogaer, da Camera di Commercio a F2I: la Corte dei Conti chiede la gara.

«Ci sono norme da rispettare. La privatizzazione deve essere la più trasparente possibile, chi è interessato deve poter esprimere al meglio la propria capacità di gestione. La ricchezza dell’Isola dipende anche da questo».

Nicola Scano

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