Sardegna in prima fila al Brennero per fermare l’invasione del falso Made in Italy nell’agroalimentare. Questa mattina, alla frontiera tra Italia e Austria, erano centinaia di sardi tra i diecimila manifestanti di Coldiretti che hanno alzato la voce «per dire basta all’importazione sfrenata di prodotti non tracciati e non certificati ma soprattutto mascherati da italiani senza esserlo». La scelta del Brennero non è casuale: è la porta d’accesso all’Italia per tonnellate di prodotti agroalimentari e agricoli diventato luogo simbolo per difendere il lavoro nei campi e la trasparenza lungo tutta la filiera agroalimentare.

Un buco di 20 miliardi

«Durante i controlli effettuati sui mezzi di trasporto e lungo la ricca mattinata nel sit-in Coldiretti è emerso anche con forza come gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, una misura che in questa fase potrebbe contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e contrastare gli aumenti dei prezzi al consumo. A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati».

La voce della Sardegna

«Non potevamo mancare a questo appuntamento», sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, «perché qui si gioca una partita decisiva anche per la nostra Isola. La Sardegna esprime produzioni agroalimentari di eccellenza che rappresentano economia, identità e presidio sociale, ma tutto questo valore rischia di essere indebolito da un sistema che non tutela abbastanza il vero prodotto italiano. Quando manca chiarezza sull’origine delle materie prime, vengono penalizzati i nostri agricoltori, i nostri allevatori e i consumatori. Per questo siamo qui: per difendere il reddito delle imprese agricole sarde e italiane e per garantire trasparenza al mercato».

Sulla stessa linea il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, che evidenzia: «La battaglia sulla trasparenza e sull’origine è centrale per il futuro dell’agricoltura sarda. Le nostre aziende affrontano costi di produzione elevati, legati anche all’insularità, e non possono subire ulteriori penalizzazioni a causa di regole che consentono a prodotti esteri di essere percepiti come italiani. Difendere il Made in Italy significa tutelare il valore delle produzioni sarde, garantire correttezza lungo la filiera e salvaguardare il futuro economico e sociale delle aree rurali della Sardegna».

In difesa del Made in Italy

«Con il Brennero prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia, uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile», dice il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo. «Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori”.

«L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi», spiega il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. «Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy».

(Unioneonline)

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