Gli otto principali Paesi produttori di petrolio (Arabia Saudita, Russia, Iraq, Uae, Kuwait, Kazakhstan, Nigeria, Algeria and Venezuela) hanno concordato un aumento delle quote di produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio, secondo una fonte informata sui fatti. Lo riferiscono, tra gli altri, Bloomberg e Interfax citando fonti dell'Opec+.

Secondo quanto era già trapelato prima dell'incontro, l'aumento deciso rischia di restare sulla carta visto che con la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz si sono interrotte le esportazioni di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq: gli unici che potrebbero aumentare in maniera importante l'output.

I Paesi dell’Opec+, riuniti in videoconferenza, hanno sottolineato «l'importanza cruciale della salvaguardia delle rotte marittime internazionali per garantire il flusso ininterrotto di energia» ed espresso «preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche, rilevando che il ripristino a pieno regime degli impianti danneggiati è costoso e richiede molto tempo, con conseguenti ripercussioni sulla disponibilità complessiva dell'approvvigionamento».

Di conseguenza, il Comitato ha sottolineato che qualsiasi azione che comprometta la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, sia attraverso attacchi alle infrastrutture sia attraverso l'interruzione delle rotte marittime internazionali, aumenta la volatilità del mercato e indebolisce gli sforzi collettivi previsti a sostegno della stabilità del mercato a beneficio di produttori, consumatori e dell'economia globale.

(Unioneonline)

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