Il mercato americano resta strategico per l’economia sarda, ma viaggia a due velocità.

È il quadro che emerge dall’analisi di Confartigianato Sardegna su dati Istat: da un lato tengono – e crescono – le esportazioni delle micro, piccole e medie imprese; dall’altro crolla l’export del manifatturiero, penalizzato da dazi, burocrazia e instabilità geopolitica.

Nel primo semestre dell’anno le vendite delle MPI sarde verso gli Stati Uniti sono aumentate del 5,6%, raggiungendo 138 milioni di euro, pari allo 0,36% del PIL regionale. Un risultato in controtendenza rispetto alla frenata registrata nel 2024 e che conferma la tenuta di settori come agroalimentare, legno, metallo, moda, arredo, ceramica e lavorazioni artigiane di qualità, capaci di reggere anche alle politiche commerciali restrittive di Washington.

Di segno opposto l’andamento delle grandi imprese manifatturiere, comprese raffinazione e combustibili, il cui export verso gli USA crolla del 44,9% su base annua. Su questi comparti pesano in modo diretto i dazi, l’aumento dei costi amministrativi, le turbolenze politiche e una concorrenza internazionale sempre più aggressiva.

A livello territoriale, l’area Sassari-Gallura guida l’export delle piccole imprese con 83 milioni di euro, seguita da Nuoro (35 milioni), mentre crescono a ritmi sostenuti Sud Sardegna, Cagliari e Oristano, seppur con valori assoluti più contenuti.

«I numeri delle piccole imprese sono positivi e dimostrano che negli Stati Uniti apprezzano le nostre produzioni, soprattutto alimentari», sottolinea Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna. Ma l’aumento, avverte, è in parte legato all’anticipo degli acquisti da parte degli importatori americani per evitare i dazi: «Una dinamica che non consente di guardare al futuro con serenità».

Secondo Meloni, la strada resta comunque obbligata: puntare sulle eccellenze, in primis il food, che oggi rappresenta appena lo 0,8% dell’export alimentare italiano negli USA.

«Gli americani riconoscono il valore dei nostri prodotti e restano un partner chiave. È fondamentale rafforzare i rapporti commerciali e superare l’incubo dei dazi, tornando al dialogo e al multilateralismo».

(Unioneonline/Fr.Me.)

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