Ex Petrolchimico: «Eni investa su Porto Torres o restituisca le aree»
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«Eni annuncia miliardi di euro di investimenti per trasformare i propri stabilimenti italiani, realizzare bioraffinerie, sviluppare il riciclo, produrre carburanti sostenibili e costruire nuovi impianti industriali. Ma quando si parla della Sardegna e di Porto Torres, alle dichiarazioni sulla presunta strategicità del sito continuano a non seguire risorse certe, nuovi cantieri e prospettive occupazionali verificabili». Il coordinamento cittadino del movimento autonomista Porto Torres Avanti, rappresentato in Consiglio dalla consigliera Anna Spanu, esprime una posizione forte e chiara sul piano di trasformazione industriale di Versalis-Eni, illustrato giovedì scorso a Roma presso il Ministero della Imprese e del Made in Italy, un programma che esclude dagli investimenti le aree industriali dell’ex Petrolchimico di Porto Torres.
«Il Governo e la Regione Sardegna devono convocare immediatamente Eni, insieme al Comune turritano, alla Città metropolitana di Sassari, al Consorzio industriale e alle organizzazioni sindacali, non per celebrare l’ennesimo tavolo interlocutorio, ma per ottenere un accordo scritto, con investimenti, scadenze e responsabilità precise. Quindi una scelta chiara: o la multinazionale presenta un piano industriale vero per Porto Torres, con investimenti dello stesso livello di quelli programmati negli altri territori italiani, oppure smantella gli impianti inutilizzati, bonifica i siti e restituisce le aree al territorio.» Il piano di Versalis prevede circa 2 miliardi di euro di investimenti, concentrati sulla chimica circolare, sulla bioraffinazione, sull’accumulo energetico e sulla decarbonizzazione. Le iniziative industriali più rilevanti indicate pubblicamente riguardano soprattutto altri territori italiani, da Livorno a Priolo, fino a Brindisi e Porto Marghera. Su Porto Torres è sceso il sipario, ormai da troppo tempo. «In questo territorio Eni continua a richiamare l’esperienza di Matrìca e della chimica da fonti rinnovabili, ma non emerge un nuovo grande investimento industriale paragonabile a quelli destinati agli altri territori, né un quadro preciso di risorse, cantieri, produzioni e nuova occupazione», sostiene Bastianino Spanu, coordinatore di Porto Torres avanti. «Non possiamo accettare che la Sardegna venga ancora una volta utilizzata come territorio di servizio, mentre gli investimenti strategici vengono programmati altrove. Non bastano più le parole “rilancio”, “riconversione” e “transizione”. Non bastano i tavoli ministeriali, i protocolli, le rassicurazioni e le visite istituzionali. Servono numeri ufficiali e impegni vincolanti». Su questa linea la multinazionale Eni «deve comunicare immediatamente quanto intende investire a Porto Torres, quali nuovi impianti intende realizzare, quali produzioni saranno mantenute o avviate, quanti posti di lavoro saranno garantiti, quali cantieri saranno aperti e in quali tempi, quali risorse saranno destinate alle bonifiche e quali aree saranno liberate.» In mancanza di un vero piano industriale, il movimento autonomista ribadisce che «non può essere consentito a Eni di continuare a occupare enormi superfici strategiche con impianti spenti, strutture obsolete e aree improduttive. La richiesta del territorio deve essere netta: Eni proceda allo smantellamento di tutti gli impianti definitivamente dismessi e non più funzionali alla produzione, completi le bonifiche e la messa in sicurezza ambientale e liberi tutte le aree che non intende più utilizzare. Quelle superfici devono tornare nella disponibilità del sistema industriale territoriale, attraverso gli atti e le procedure previste, affinché il Consorzio industriale provinciale di Sassari possa destinarle a nuove imprese e a nuovi investimenti.»
