Caro carburanti, salasso da 150 milioni a settimana: 61 vanno allo Stato
L'allarme di Confesercenti: «A rischio il settore del turismo, con un rallentamento della crescita attesa della spesa di 2,9 miliardi»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il conto della crisi energetica è già arrivato: dalle tasche degli italiani, ogni settimana, escono 150 milioni, mentre il caro carburanti gonfia i profitti dei petrolieri (+88 milioni) e le entrate fiscali dello Stato (+61 milioni). Nonostante il calo dei prezzi dei carburanti che comincia a registrarsi alla pompa, anche in Sardegna, i conti fatti dal Codacons mettono in evidenza l'allarme per il rischio inflazionistico che arriva dalla crisi energetica in atto e che se anche finisse a breve -secondo uno studio di Confesercenti-Cer- annullerebbe di fatto la ripresa italiana con una minore crescita del pil nel 2026 dello 0,3%, pari a 9,7 miliardi.
Nell'incertezza di queste ore resta alto l'allarme sul carburante per gli aerei e la crisi fa salire la tensione anche nella maggioranza governo, con un battibecco fra il vicepremier Matteo Salvini e il ministro Adolfo Urso. Le prospettive preoccupano. Secondo Confesercenti-Cer, «anche nell'ipotesi di una tregua duratura e di un graduale rientro dei prezzi dell'energia, sarebbero comunque necessari almeno sette-otto mesi per tornare a una piena normalizzazione. Un tempo sufficiente a compromettere in modo significativo l'andamento del 2026» e i consumi rallenterebbero per 3,9 miliardi di euro, con una parte dell'urto che verrebbe assorbita dalle famiglie attraverso la riduzione del risparmio delle famiglie (-3,9 miliardi). A subire la frenata più brusca sarebbero gli investimenti, in calo di 7,7 miliardi rispetto alle previsioni precedenti al conflitto. L'allarme di Confesercenti è particolarmente alto per il settore turismo con un rallentamento della crescita attesa della spesa di 2,9 miliardi (di cui 2,6 dagli stranieri) e 11,29 milioni di presenze in meno. E se Assoutenti fa notare che le tariffe dei voli per mete turistiche esotiche stanno crollando, il rovescio della medaglia, è che i rincari del carburante per aerei nelle prossime settimane potrebbero far schizzare le tariffe per le destinazioni europee. Intanto per il secondo giorno consecutivo, i prezzi alla pompa sono scesi in tutta Italia, con il prezzo medio del gasolio a 2,166 euro al litro (-1,4 centesimi) e la benzina 1,790 euro al litro (-0,3 cent). In autostrada il diesel costa 2,193 euro al litro (-0,8 cent), la verde 1,817 euro al litro (-0,6 cent).
La riduzione sulla scia del calo della quotazione del petrolio e sollecitata dagli avvertimenti della premier Giorgia Meloni e dalla convocazione del ministro Urso delle maggiori compagnie petrolifere. Ieri però il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini è intervenuto sull'argomento: «Conto che il ministro Urso convochi le compagnie petrolifere», «perché le compagnie sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c'è un problema, ma sono molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono». Quasi immediata la risposta piccata del titolare del Mimit: «Le compagnie petrolifere hanno accolto la nostra esortazione a ridurre subito, senza indugi, i prezzi dei carburanti, formulata nell'incontro di giovedì al Mimit, come dimostra il calo dei prezzi alla pompa registrato negli ultimi due giorni». «Anche in questo l'Italia si sta dimostrando più efficace di altri Paesi europei», ha precisato Urso, tanto è vero che «per la prima volta cittadini di altri Paesi europei vengono a far rifornimento in Italia».
(Unioneonline)
