Il comparto dell’autotrasporto in Sardegna è al collasso. Lo denuncia l’associazione Autotrasportatori Sardi Riuniti, che parla di una «situazione ormai insostenibile».

A pesare come un macigno su un quadro già critico – aggravato anche dalle tensioni internazionali e dalla guerra in Medio Oriente – sono tre fattori principali che negli ultimi mesi hanno fatto aumentare in modo significativo i costi operativi: l’incremento del prezzo dei carburanti, le persistenti criticità legate alla continuità territoriale e l’impatto del sistema Ets (Emission Trading System) introdotto dall’Unione Europea, che grava sul trasporto marittimo e sull’intera filiera logistica.

La combinazione di questi elementi sta mettendo in seria difficoltà le aziende di autotrasporto sarde, già penalizzate dalla (difficile) condizione geografica insulare, che limita la competitività rispetto agli operatori del resto del Paese. Ma con l’aumento generalizzato dei costi di trasporto crescono a pari passo anche le difficoltà nel garantire servizi regolari ed economicamente sostenibili. Ma i disagi non finiscono qui: i riflessi della crisi si estendono all’intero sistema economico regionale, con il rischio concreto di rincari sui beni di consumo e rallentamenti nella distribuzione delle merci.

Come sottolinea l’Asr, «numerose aziende si trovano ormai nella condizione di valutare il ricorso alla Cigo (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria), a causa dell’insostenibilità economica dell’attività di trasporto. Uno scenario estremamente preoccupante, che coinvolge direttamente i lavoratori del comparto e rappresenta un segnale concreto di una crisi non più rinviabile».

Tra le richieste avanzate dall’associazione ci sono interventi strutturali sulla continuità territoriale, con tariffe stabili e sostenibili; misure di compensazione per i maggiori costi derivanti dal sistema Ets; l’eliminazione del sistema Ets per i collegamenti da e per la Sardegna, per evitare una penalizzazione ritenuta ingiusta; l’apertura immediata di un tavolo di confronto con il Governo e la Regione Sardegna. «Non possiamo continuare a sostenere costi che ci rendono fuori mercato – dichiarano dall’associazione –. Il sistema Ets sta colpendo in maniera sproporzionata un territorio insulare come la Sardegna, scaricando costi che, di fatto, gravano quasi esclusivamente su imprese e cittadini sardi. Senza interventi immediati, molte aziende rischiano la chiusura e saranno costrette a ricorrere alla cassa integrazione».

(Unioneonline/v.f.)

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