«L’acqua per tutti, sempre. L’energia a basso costo. La valorizzazione dell’agricoltura e della zootecnia, che nei paesi del centro possono frenare lo spopolamento. L’attenzione all’ambiente e il rimboschimento. La continuità territoriale vera per le nostre merci, cioè la possibilità di raggiungere i mercati alle stesse condizioni del resto d’Italia. La formazione dei giovani nei settori dove c’è più bisogno».

La ricetta di Alberto Cellino, eletto ieri presidente regionale di Confindustria, in fondo è semplice: «Non dobbiamo pensare a grandi progetti, quelli che ci sono già, bastano. Ripartiamo dalle piccole cose, concrete e realizzabili, dalle nostre vocazioni, affinché la gente stia nelle zone interne e non scappi, proteggiamo il territorio, e facciamo della Sardegna il Paradiso che Dio ci ha donato».

Nato a Cagliari sessant’anni fa, ultimo di cinque figli – la prima è Maria Rosaria, poi Massimo, Lucina e Giorgio – dal 1994, quando è scomparso il padre Ercole, guida il Gruppo Cellino, una delle principali realtà agroalimentari del Paese, con 800 dipendenti, punto di riferimento lungo l’intera filiera: molitura, produzione di pasta e di prodotti da forno, mangimistica, logistica e grande distribuzione organizzata. Con la realizzazione del polo di Oristano, per concentrare in un unico sito ricevimento, stoccaggio, lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei cereali, ha creato la Simec, cuore operativo del Gruppo e uno dei più importanti complessi industriali cerealicoli del Mediterraneo.

Sposato da 31 anni con Sabrina, ha due eredi di cui è molto orgoglioso, Michela, 30 anni, e Matteo, 27: «Laureati col massimo dei voti, lavorano con me in azienda da diverso tempo».

Benedetto ricambio generazionale.

«Io credo che innanzitutto debba avvenire a livello affettivo, con i figli bisogna avere un rapporto di complicità, crescita, condivisione. Quando riesci a trasferire queste cose, allora è più facile insegnare loro il mestiere e farli innamorare dell’attività di famiglia. Questo è stato il mio mantra fin da quando i bambini erano piccoli, in casa abbiamo sempre parlato di lavoro, di fatica, di senso del dovere, di sacrificio, e quindi sono cresciuti con questi valori».

I sindacati sono stati i primi a farle gli auguri, ma Cgil, Cisl e Uil chiedono più dialogo.

«Li ringrazio per gli auguri, e dico che li ho sempre rispettati e ho sempre operato per il bene dei nostri collaboratori. Chiedo loro che tutelino veramente chi ha voglia di lavorare e smettano invece di tutelare chi non ne ha voglia, e con loro andrò d’accordo per i prossimi decenni. Confindustria sarà una casa aperta al confronto e alla collaborazione con tutti gli attori economici e sociali e con le istituzioni, sono convinto che lo sviluppo si costruisca con la condivisione degli obiettivi e la capacità di fare squadra».

Come sta l’economia dell’Isola?

«È un’economia che galleggia, sottovalorizzata. Perché si pensa di fare chissà quali progetti esagerati mentre io credo che se si porta avanti un percorso zootecnico, agricolo e in parte industriale, nell’agroalimentare, nel turismo, nella pesca, nel lapideo, allora possiamo bloccare lo spopolamento, il nostro dramma. Restituiamo entusiasmo ai giovani, incentiviamo questa bellissime azioni che sono partite con Autunno in Barbagia e tutte le sagre che creano un fermento meraviglioso, che valorizzano le nostre eccellenze, gli agriturismi, i ristoranti, e a catena tante altre attività. Puntiamo sulle piccole e microimprese, la colonna vertebrale della nostra economia. Questo è un percorso che vorrei portare avanti con chi ci governa».

In che modo?

«Voglio chiedere attenzione agli assessori all’industria, all’ambiente, all’agricoltura, al turismo e ai trasporti. Tutti assieme possiamo mettere in piedi un piano che risolva il problema dell’acqua – perché è inconcepibile che oggi ci siano allevatori che devono andare ad approvvigionarsi con le cisterne a decine di chilometri dalla loro azienda, oppure che strutture alberghiere abbiamo l’acqua a giorni alterni. Ancora: mettiamo gli imprenditori sardi nella condizione di portare i loro prodotti in Italia e in Europa abbattendo i costi di trasporto, così saremo al centro del mercato e recupereremo in competitività. Riguardo all’energia, portiamo avanti le rinnovabili, ma con intelligenza, a nostro vantaggio».

Lei ha detto che fare impresa in Sardegna è una sfida continua.

«Sì, per questi problemi, ma ripeto, bastano una serie di piccoli progetti per invertire la rotta».

Cosa pensa del progetto di fusione degli aeroporti, alla luce anche degli ultimi rilievi della Corte dei conti?

«Non conosco i rilievi, e penso che riguardino soprattutto questioni economiche. Io penso che l’unione faccia la forza, che un’organizzazione aeroportuale a livello regionale non possa far altro che aprire più rotte tra la Sardegna e il resto del mondo. Noi siamo una terra unica, ma è necessario anche che questa fusione rispetti i tre territori sede degli scali: Olbia, Alghero e Cagliari. L’obiettivo deve essere allungare la stagione, almeno dal primo aprile al 30 novembre».

Un altro punto del suo programma: la formazione dei giovani.

«Certo, ma non soltanto quelli con lauree in Economia e commercio, in Scienze politiche, in Giurisprudenza, dobbiamo formarli per fare i manutentori, i falegnami, i fabbri, i periti elettronici, i saldatori, i muratori, gli autisti, tutte figure di cui sentiamo fortemente la mancanza».

Ha già scelto la squadra che la affiancherà in questi quattro anni?

«Guardi, fino a quando non c’è stata l’ufficialità, non ho detto a nessuno che sarei diventato presidente di Confindustria Sardegna, un po’ per scaramanzia, ma soprattutto perché non mi piace vantarmi. Adesso, da subito, con il direttore, Andrea Porcu, persona meravigliosa, inizieremo a organizzare la squadra, che sarà fatta di giovani e di imprenditori di una certa età, perché i giovani hanno bisogno di noi come noi di loro, dobbiamo aiutarli a crescere, ma mettendoli in prima fila, dando loro lo spazio che meritano».

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