Agrolimentare: «L'export sardo cresce poco, l'import vola. L'Isola deve valorizzare i prodotti tradizionali»
Presentato a Roma il Rapporto Crea sul commercio con l’estero: «Per la Sardegna identità territoriale forte e riconoscibile, la sfida è trasformarla in capacità commerciale»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Nel 2025 le esportazioni agroalimentari della Sardegna hanno raggiunto 273,3 milioni di euro, con una crescita dell’1% rispetto al 2024. Nello stesso periodo le importazioni sono salite a 559,7 milioni di euro, registrando un incremento del 27,2%». L'export cresce poco nonostante le grandi potenzialità.
Il dato scaturisce dal Rapporto Crea sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, presentato a Roma nel Centro Studi Americani.
Alessio Tola, direttore del Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) e docente all’Università di Sassari, ha richiamato alcuni elementi che emergono dai risultati che riguardano la Sardegna e che possono contribuire a leggere le prospettive dell’agroalimentare regionale sui mercati internazionali.
Il dato regionale si inserisce in un quadro nazionale particolarmente dinamico: nel 2025 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto il valore record di 72,027 miliardi di euro, crescendo del 5,6%.
«La Sardegna - sottolinea Tola - rappresenta circa lo 0,4% dell’export agroalimentare nazionale e si colloca al 18esimo posto tra le regioni italiane. Si tratta di una quota ancora contenuta rispetto alla consistenza e alla notorietà del patrimonio agroalimentare dell’Isola».
Il confronto territoriale aiuta a comprendere le dimensioni del fenomeno. Le principali regioni esportatrici - Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto - superano ciascuna i 10 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari. Anche nel Mezzogiorno esistono realtà con valori significativamente superiori rispetto all’Isola: la Puglia, ad esempio, sfiora i 3 miliardi di euro.
«Il confronto – aggiunge Alessio Tola - non implica naturalmente la possibilità di replicare in Sardegna modelli produttivi profondamente diversi. Indica piuttosto l’esistenza di margini importanti per accrescere la capacità dell’Isola di trasformare la qualità e la reputazione delle proprie produzioni in valore esportato».
I prodotti identitari
Uno degli elementi più significativi riguarda la composizione delle esportazioni. Pecorino e Fiore Sardo rappresentano il 43,8% dell’intero export agroalimentare regionale. Quasi un euro su due delle esportazioni agroalimentari sarde è quindi riconducibile a produzioni fortemente legate all’identità e alla tradizione dell’Isola. «Il dato - chiarisce il docente dell’Università di Sassari - conferma la capacità delle produzioni riconoscibili per origine, qualità e legame con il territorio di competere sui mercati internazionali. Allo stesso tempo, evidenzia una forte concentrazione dell’export regionale e quindi l’opportunità di ampliare la presenza internazionale di altre produzioni sarde».
Tra queste vi è certamente il comparto vitivinicolo. Nel 2025 le esportazioni regionali sono state pari a 25,4 milioni di euro, con una riduzione del 9,4%.
«Per produzioni come Vermentino, Cannonau e Carignano, - afferma Tola - la prospettiva non può essere prevalentemente quella dei volumi, ma quella del posizionamento sui segmenti di mercato capaci di riconoscere e remunerare qualità, origine, territorio e identità».
Il rapporto con gli Stati Uniti
Il mercato statunitense ha una forte incidenza. Nel 2025 il 47,6% dell’intero export agroalimentare della Sardegna è stato diretto negli Stati Uniti. La concentrazione è ancora maggiore per Pecorino e Fiore Sardo, per i quali gli USA assorbono circa l’85% delle esportazioni. Alcuni segnali sono già visibili. Dopo gli Stati Uniti, la Germania rappresenta l’8,9% dell’export agroalimentare sardo, seguita dalla Spagna con l’8,2%, dalla Francia con il 4,4% e dalla Svizzera con il 3,9%. Particolarmente significativo è il dato della Germania, verso la quale nel 2025 l’export agroalimentare sardo è cresciuto del 48,5%.
La crescita delle importazioni
Nel 2025 l’import agroalimentare della Sardegna ha raggiunto 559,7 milioni di euro, aumentando del 27,2%. All’interno di questo dato, le importazioni dell’industria alimentare sono salite a 316,7 milioni di euro (+42,6%), mentre quelle del settore primario hanno raggiunto 221,8 milioni, con una crescita dell’8,6%.
Le prospettive
«Il dato forse più significativo - secondo quanto emerge dal rapporto - è il divario tra la fortissima riconoscibilità dell’agroalimentare sardo e il peso ancora limitato della Sardegna nell’export agroalimentare nazionale». «La Sardegna - precisa Alessio Tola - dispone già di uno dei fattori più difficili da costruire sui mercati internazionali: una identità territoriale forte e riconoscibile. La sfida è trasformarla sempre più in capacità commerciale, presenza internazionale e valore economico per le imprese e per il territorio».
