Seguire «il percorso della rete aeroportuale» per superare «la scelta del partner industriale» senza gara pubblica, come nei rilievi della Corte dei Conti. Da qui Alessandra Todde e il Campo largo dicono di voler ripartire, adesso che la privatizzazione degli scali sardi è diventata indagine della magistratura contabile ma anche verifica da parte dei carabinieri. Dal centrodestra il richiamo della presidente alla rete ministeriale non convince per nulla: «Siamo davanti a un bluff, la consegna degli aeroporti dell’Isola a F2i Ligantia resta l’obiettivo di questa maggioranza». La conferma, secondo l’opposizione, si rintraccia anche nel ricorso del 2023 aperto davanti alla Sezione imprese del Tribunale di Cagliari: «La governatrice continua a chiedere rinvii, perché una decisione sfavorevole metterebbe una pietra tombale sull’operazione».

La posizione

Arriva dalla Regione la linea Todde sul futuro degli scali isolani. Quel che appare certo è l’assenza di un ripensamento rispetto al Term sheet, l’accordo preliminare di marzo con cui è prevista una holding della gestione unica a guida F2i, azionista di riferimento al 50,25%. «Non a caso – dice Antonio Moro, l’ex assessore ai Trasporti, firmatario del ricorso che da tre anni sta fermando la fusione – i termini della paventata rete aeroportuale sarda non sono cambiati». 

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