Quello della moda è «un sistema che coinvolge tutti nel dare risposte forti a momenti non facili», dice il presidente della Camera nazionale della moda Carlo Capasa presentando la prossima Milano Fashion Week che, insieme a Pitti, fa della moda maschile italiana «la prima al mondo: da Firenze si arriva direttamente a Milano e dobbiamo essere orgogliosi di essere un punto fermo nel settore».

Per restare tale, però, la moda chiede aiuto alla politica: «Siamo la seconda industria italiana, ma ci sono fattori come i dazi, il dollaro debole e la perdita di export verso la Cina che non dipendono da noi. Dobbiamo fare qualcosa come sistema e chiederemo al governo - spiega Capasa - misure specifiche sull'esportazione». «Abbiamo due guerre e la crisi in Iran, per questo - ribadisce il numero uno di Camera della moda - bisogna lavorare sul costo dell'energia e su misure che favoriscano l'export».

Anche perché la moda italiana vive di export: 86.676 milioni di euro nel solo 2025, in calo del 4.9% sull'anno precedente. Per il 2026 è previsto un ulteriore calo dell'1.5%, così come del fatturato, «ma dipende da quanto dura la crisi nel Golfo, non solo per il costo dell'energia ma perché è un'area - osserva Capasa - in cui la moda si muoveva bene. Se si trova una soluzione entro giugno potremmo finire l'anno in pareggio, ma se la crisi perdura ci saranno danni evidenti». Per questo «dobbiamo fare qualcosa, pensare a come reagire come sistema, perché in questo momento l'esportazione va tutelata e non dimentichiamo che noi esportiamo il 90% dei nostri fatturati». Anche perché, se il saldo commerciale complessivo nel 2025 è stato positivo per 39 miliardi di euro, è tuttavia di 5 miliardi inferiore rispetto a quello del 2024 e «nel 2026 attendiamo una bilancia attiva di 37, quindi con una perdita di quasi 7 miliardi in due anni».

Dunque «noi come associazione - conclude - cercheremo di fare il nostro massimo per stimolare i nostri governanti a adottare misure importanti», in grado di arginare il calo del 3,1% del fatturato del 2025, passato da 95.841 a 92.870 milioni di euro. «È come avere perso un'industria», commenta Capasa, presentando la prossima Milano Men's Fashion Week, in programma dal 19 al 23 giugno.

Realizzata con il supporto del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di Agenzia Ice e del Comune di Milano, questa edizione prevede 75 appuntamenti totali: 16 sfilate fisiche e 6 appuntamenti digitali, 44 presentazioni, 2 presentazioni su appuntamento e 7 eventi. Tra i nuovi brand in calendario sfilate, Thom Browne, Garcias, Martin Quad e Shinyakozuka. Tra le novità, il 22 giugno Leo Dell'Orco e Silvana Armani presenteranno, per la prima volta insieme, la collezione Giorgio Armani Primavera/Estate 2027 Uomo e una selezione di capi della collezione Cruise 2027 Giorgio Armani Donna. Rientrano in calendario presentazioni i brand Caruso, Massimo Alba e Piacenza 1733 e debuttano marchi come Dodo. Sfileranno in Fondazione Sozzani, infine, i designer di nuova generazione come Domenico Orefice e Simon Cracker.

(Unioneonline/D)

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