Parole che feriscono, parole che perseguitano, parole che diventano un peso insopportabile. È attorno a questo tema che martedì 25 novembre, al Teatro Massimo di Cagliari, verrà inaugurata “Questa insopportabile leggerezza”, la mostra fotografica di Elisa Siciliano, studentessa del triennio in Fashion Design dello IED Cagliari.

L’esposizione, curata da Giacomo Pisano verrà presentata in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. 

Il progetto nasce da un’esperienza personale di violenza verbale e persecuzione online vissuta dall’autrice, che ha scelto di trasformare la sua storia in una forma di denuncia pubblica. Dieci scatti, dieci ambienti quotidiani, dieci frasi realmente ricevute: un impatto emotivo che lascia poco spazio ai filtri.

«Non chiedo pietà — ha spiegato Siciliano — queste immagini sono la mia risposta. Una rivalsa.»

Il curatore, Giacomo Pisano, ha sottolineato la capacità dell’artista di ribaltare la sofferenza subita in un atto creativo: «Elisa ha opposto alla violenza la forza della creazione, usando un’ironia amarissima per rompere la vergogna che spesso immobilizza chi vive esperienze simili».

La mostra è frutto della collaborazione tra Ied Cagliari, Cedac e Teatro Massimo, impegnati nel promuovere iniziative che coinvolgano i giovani in percorsi culturali e sociali di rilievo. Antonio Lupinu, direttore dello Ied Cagliari, ha evidenziato il valore formativo dell’iniziativa: «Progetti come questo sono strumenti di responsabilità collettiva. Abbiamo il privilegio di sostenerli attraverso le voci delle nuove generazioni». 

Sulla stessa linea Valeria Ciabattoni, direttrice del Teatro Massimo Cagliari: «Il nostro teatro vuole essere un luogo aperto, dove artisti e pubblico possano dialogare liberamente. Le sinergie con partner come lo IED rafforzano questo obiettivo».

“Questa insopportabile leggerezza” resta così un invito a guardare in faccia la violenza che passa dalle parole, spesso invisibile, spesso sottovalutata. Un percorso espositivo che chiede al pubblico di fermarsi, leggere, ascoltare — e riconoscere il peso che il linguaggio può avere sulla vita di una persona.

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