Visionario. Pioniere. Genio. Un uomo capace di unire il tempo e lo spazio. Il tempo, perché la sua azione imprenditoriale (con Video On Line, per esempio) ha tracciato il confine tra il prima e il dopo: da allora, con internet, il mondo è cambiato. Lo spazio, perché in quello stesso istante la sua mossa ha reso più vicino il mondo, accorciando le distanze fin a quel momento insuperabili. Ecco Nichi Grauso, l’uomo, l’imprenditore, che quasi un anno fa se n’è andato lasciando «un’eredità che appartiene a tutti, senza copyright» (parole registrate in un video dal nipote Elia).

Celebrazione

La sua figura è stata ricordata durante l’apertura del nuovo anno accademico dell’università di Aristan, l’ateneo della felicità, inaugurato alla presenza di tanti esponenti del mondo imprenditoriale, politico e culturale dell’Isola. Una lezione-colloquio con chi lo ha conosciuto e ha avuto il privilegio di lavorarci ed essergli amico. «Una persona importantissima anche fuori dai confini dell’Isola», ha esordito il rettore Filippo Martinez, nonché grande amico di Grauso. «Nichi è stato un “animale” straordinariamente sensibile, capace di captare le cose nell’esatto momento in cui accadevano: la nascita di Radiolina, la prima radio privata in Sardegna e tra le prime di tutta Italia, poi Videolina, la prima via etere presente in Sardegna. Quindi innovatore anche sulla carta stampata, la nascita del sito unionesarda.it, il secondo al mondo dopo il Washington Post. Era sempre all’avanguardia».

Quel passo veloce, che ha contraddistinto la vita imprenditoriale di Grauso, lo ricorda bene Sergio Zuncheddu, da ventisette anni editore del gruppo L’Unione Sarda, acquistato proprio da Grauso. «Un’operazione nata un giorno di aprile del 1999 in una trattoria di Milano». Era una stagione in cui su L’Unione Sarda avevano puntato i fari editori nazionali, Romiti per il Corriere della Sera, e Caracciolo per La Repubblica. Alla fine Zuncheddu, acquistandolo, l’ha tenuto in Sardegna. «Subito dopo aver comprato il giornale, Nichi mi chiamò nella villetta accanto alla vecchia sede de L’Unione in viale Regina Elena e mi informò che il giornale beneficiava», ogni anno, «di 8 miliardi di vecchie lire di contributi a valere sulla legge sull'editoria. “Se vuoi ti dico come si fa per continuare a prenderli”, mi disse». Era anche generoso, quindi. «Ma io gli risposi che non ero interessato. Lui mi guardò e mi disse: “sei matto?”. Forse sì, ma io sono convinto che un’azienda debba stare in piedi e sopravvivere misurandosi nel mercato con la concorrenza. Questa è un’azienda per me, non deve essere foraggiata dallo Stato per esistere. Comunque», ha aggiunto, «una volta mi sono chiesto se avesse ragione lui o io. Perché, quando sono rimasto ingiustamente sotto processo per otto anni, poi assolto perché il fatto non sussiste, mi sono domandato se non fosse stato meglio accettare, da questo Stato, il suo suggerimento su quei contributi. L’Unione Sarda oggi avrebbe in cassa 108 milioni di euro pubblici. Soldi a cui ho rinunciato consapevolmente».

Precursore

Se esiste un “rimprovero” che tutti muovono a Nichi Grauso era quel suo essere sempre avanti. «Andava veloce, a volte anche troppo», ha ricordato l’amico di sempre Gianni Giugnini, storico pubblicitario di Grauso. «Ha fatto cose straordinarie», ha ribadito Sergio Zuncheddu. «Nichi aveva l'intelligenza, la creatività e la visione. Ma anche il coraggio: Video On Line, per esempio, è stata un’operazione straordinaria di portata mondiale. Certo, se avesse aspettato due o tre anni, senza anticipare così tanto i tempi di una rivoluzione alla quale il mondo non era ancora preparato, sarebbe diventato uno degli imprenditori più ricchi del mondo», ha aggiunto. Un’eredità, quella di Video On Line, “senza copyright”, come diceva Grauso, raccolta poi da un altro imprenditore isolano, Renato Soru, anche lui in platea all’inaugurazione dell’anno accademico di Aristan. «Video On Line era un progetto lanciato troppo in anticipo», ha detto ancora l’editore Sergio Zuncheddu. «Bisogna fare le cose giuste e lui le stava facendo, ma per farle funzionare non bisogna essere né in anticipo né in ritardo. Solo in quel momento preciso quell’idea, quel progetto può funzionare». Detto questo, «era un uomo speciale Nichi», ha detto ancora. Il problema è che «voleva fare in dieci giorni quello che si sarebbe dovuto fare in cento», ha ribadito Gianni Onorato, grande amico di Grauso dall’adolescenza e “papà” de La Voce Sarda, l’emittente nata alla fine degli anni Settanta e poi acquistata da Grauso. «Era un uomo leale, affidabile e con capacità imprenditoriali fuori dal comune», ha aggiunto. «Spesso faceva il passo più lungo della gamba», ricorda Michele Rossetti, l’uomo che con Grauso diede vita a Radiolina e Videolina. «Video On Line era troppo in anticipo sui tempi». «Se dovessi trovare una definizione per Nichi, direi la sua capacità di cercare sempre la sintonia con le persone con le quali lavorava e il coraggio di esplorare territori sconosciuti», gli ha fatto eco Giugnini. «Era un uomo che non pensava al suo utile personale ma a quello del mondo», ha ricordato Antonangelo Liori, l’ultimo direttore del L’Unione Sarda nominato da Grauso. «E anche la persona più perbene che io abbia mai conosciuto».

Il volo in Libia

Insomma, genio e follia insieme, un po’ per tutti. «Come quella volta che mi chiamò alle 3 del mattino per dirmi che voleva violare l’embargo aereo imposto dall’Onu nei confronti Libia perché voleva liberare l’operaio Marcello Sarritzu e la moglie Isa Pizzettu, bloccati a Tripoli da alcuni mesi a causa di una controversia giudiziaria e amministrativa con il governo libico. Organizzammo tutto e andammo con Vittorio Sgarbi e altri amici e li riportammo a Cagliari». Era l’aprile del 1998, ha ricordato Martinez a margine di un video-testimonianza di quell’impresa che fece il giro su tutte le tv del mondo. «Perché Nichi era anche questo: un uomo folle, geniale, visionario. Sempre».

Mauro Madeddu

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