Pesa pochi grammi, si nasconde tra grotte ed edifici e vive esclusivamente in Sardegna. È l'orecchione sardo (Plecotus sardus), un piccolo pipistrello che rischia di scomparire per sempre. A richiamare l'attenzione sulla sua situazione è l'Agenzia regionale Forestas, che ha rilanciato l'allarme sul progressivo declino di una delle specie più minacciate del patrimonio faunistico italiano. La sua eventuale estinzione non rappresenterebbe soltanto una perdita per la biodiversità dell'Isola. Trattandosi di una specie endemica, presente cioè esclusivamente nel territorio sardo, significherebbe cancellare definitivamente un mammifero dalla fauna mondiale.

Identificato scientificamente nel 2002 grazie alle ricerche di Mauro Mucedda, Ermanno Pidinchedda, Andreas Kiefer e Michael Veith, l'orecchione sardo ha conosciuto un declino preoccupante. Dai circa mille individui stimati all'epoca della scoperta si è passati a circa 300 nel 2020 e a una stima di appena 150 adulti nel 2023, secondo uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Oryx. Il quadro potrebbe essere ancora più grave. Una comunicazione scientifica presentata al IX Congresso europeo di mammalogia, svoltosi in Grecia nel 2025, segnala infatti un'ulteriore diminuzione della popolazione, che sarebbe scesa sotto i 50 individui adulti. Il dato, contenuto negli atti congressuali, rappresenta una valutazione successiva rispetto a quella pubblicata su Oryx, ma non costituisce ancora un censimento definitivo verificato attraverso una pubblicazione scientifica completa. La specie sopravvive in un territorio estremamente limitato della Sardegna centrale, suddiviso in due popolazioni geograficamente distinte. La prima occupa il settore orientale dell'Isola, tra la costa e le aree interne, mentre la seconda si estende verso il lago Omodeo. Due nuclei separati da una fascia di territorio apparentemente poco adatta alla specie, una condizione che rende ancora più delicata la conservazione dei pochi esemplari rimasti.

A preoccupare gli studiosi è soprattutto la progressiva scomparsa dei rifugi utilizzati per la riproduzione. Una ricerca pubblicata nel 2025 ha individuato venti siti complessivamente utilizzati dall'orecchione sardo, ma soltanto cinque colonie riproduttive: tre ospitate nei sottotetti di edifici e due all'interno di grotte naturali. La perdita anche di uno solo di questi siti potrebbe compromettere ulteriormente la sopravvivenza della specie. Il periodo riproduttivo rappresenta una fase particolarmente delicata. Le femmine iniziano a riunirsi dalla fine di marzo e partoriscono generalmente un solo piccolo intorno alla metà di maggio. Gli adulti e i giovani possono rimanere negli stessi rifugi fino a settembre. Qualsiasi disturbo durante questi mesi, dagli interventi sugli edifici alla frequentazione delle grotte, può mettere a rischio le colonie. Alle minacce dirette si aggiungono gli incendi boschivi, le ondate di calore legate ai cambiamenti climatici e la progressiva alterazione degli habitat naturali. La tutela dell'orecchione sardo, infatti, non può limitarsi alla protezione dei luoghi in cui trascorre le ore diurne. È indispensabile salvaguardare anche gli ambienti nei quali si alimenta durante la notte.

Una ricerca scientifica condotta attraverso il monitoraggio degli animali ha evidenziato uno stretto legame con i boschi mediterranei di leccio e sughera. Sono proprio queste formazioni forestali a rappresentare gli habitat maggiormente utilizzati dalla specie, mentre le pinete e gli ambienti aperti risultano meno favorevoli. Gli studiosi sottolineano l'importanza di conservare e ripristinare le aree boschive situate entro circa due chilometri dai rifugi conosciuti. Proteggere una grotta o un edificio, senza tutelare il territorio circostante, potrebbe quindi non essere sufficiente a garantire la sopravvivenza degli animali. Un ulteriore elemento critico riguarda l'effettiva protezione delle aree frequentate dal pipistrello. Secondo una ricerca presentata al Congresso europeo di mammalogia, il rifugio più importante individuato dagli studiosi si trova all'esterno di una vicina area protetta. Anche i principali territori utilizzati per la ricerca del cibo dagli esemplari appartenenti a quella colonia ricadrebbero fuori dai suoi confini.

Da qui la necessità, evidenziata dai ricercatori, di ampliare la rete europea Natura 2000, includendo i rifugi e gli habitat fondamentali per la specie. Una misura che dovrebbe accompagnarsi a interventi di conservazione forestale, prevenzione degli incendi e monitoraggio delle colonie. L'orecchione sardo è già tutelato dalla Direttiva europea Habitat ed è classificato nella categoria di rischio più elevata prima dell'estinzione in natura nelle Liste Rosse. Le protezioni normative, tuttavia, devono tradursi in azioni concrete per contrastare il declino documentato negli ultimi decenni. Il rischio, altrimenti, è che una specie scoperta dalla scienza soltanto nel 2002 possa scomparire nel giro di pochi decenni. Una perdita irreversibile non soltanto per la Sardegna, ma per l'intero patrimonio naturale del pianeta.

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