Opena Next Gen al Teatro Lirico di Cagliari: l’Othoca alla scoperta di Vincenzo Bellini
Il progetto ha coinvolto quattro classi dell’istituto oristanese, una per ciascun indirizzo di studioPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Quasi cento studenti dell’istituto Othoca di Oristano hanno vissuto ieri un’esperienza fuori dall’ordinario, raggiungendo il Teatro Lirico di Cagliari per assistere a “Opera NextGen”, il progetto che porta il melodramma italiano tra i banchi di scuola o meglio, direttamente in platea.
L’iniziativa rientra nel progetto “L'Othoca al Lirico”, che ha coinvolto quattro classi dell’istituto, una per ciascun indirizzo di studio. Una scelta non casuale, come spiega il dirigente scolastico Serafino Piras: «L’opera lirica si rivela un ottimo veicolo di indagine interdisciplinare: musica, poesia, storia, mito, pittura, movimento. Può essere definita come il primo vero spettacolo multimediale». Un patrimonio artistico e culturale, dunque, che l’istituto ha voluto mettere a disposizione di tutti i suoi indirizzi, proprio per sottolinearne la trasversalità. «Otterremo così, per i nostri ragazzi», aggiunge Piras, «una mappa di contributi a più livelli nella formazione dell’individuo, a partire da valori e obiettivi di tipo formativo per arrivare ad aspetti specificamente didattici».
Lo spettacolo in programma era la “Norma” di Vincenzo Bellini, proposta in una versione ridotta di sessanta minuti appositamente pensata per il pubblico giovane, con la direzione musicale di Renato Palumbo, il maestro del coro Giovanni Andreoli e la regia di Elena Barbalich. «Quelli dell’Othoca erano, però, solo una parte del pubblico» commenta Eugenio Milia, organizzatore del progetto, «complessivamente, sulle poltrone del Lirico hanno preso posto più di 1300 ragazze e ragazzi, bambine e bambini provenienti da tutta la Sardegna». A fare da filo conduttore dello spettacolo è stato Massimiliano Medda, volto noto al pubblico sardo, chiamato a interpretare il narratore nei panni del romano Pollione. Un ruolo tutt’altro che secondario: è proprio attraverso il punto di vista del generale romano, «il personaggio causa di tutti i mali», come lo stesso Medda lo descrive, che la regia ha trovato la chiave per rendere accessibile un’opera che, nella sua forma integrale, potrebbe risultare ostica per spettatori così giovani. Affidarsi alla prospettiva di un personaggio scomodo, quasi un antieroe, si è rivelata una scelta narrativa efficace per tenere alta l’attenzione e guidare i ragazzi attraverso le vicende complesse della sacerdotessa druidica. «È sempre stimolante avere un pubblico così giovane e permeabile», racconta Medda. «La nostra scommessa è quella di far percepire l’opera come qualcosa di divertente, anche se in questo caso la materia narrata è drammatica.»
Drammatica, sì, perché la Norma non concede lieti fini. Il finale dell’opera, infatti, prevede la morte dei due protagonisti tra le fiamme di un rogo, un epilogo che non si può edulcorare più di tanto, nemmeno davanti a una platea di bambini. Medda chiude con una battuta che strappa una risata: «Ma speriamo che piova».
