Sono 8 i siti visitabili sabato e domenica a Monteleone Rocca Doria per la quarta edizione di Monumenti Aperti. Previsti anche due eventi speciali: il laboratorio di panificazione tradizionale e artistica-rituale, sabato dalle 16, ed esibizione e sfilata delle più famose maschere tradizionali sarde, domenica dalle 17.

La sindaca Giovannina Fresi: «Aderiamo a questa pregevole iniziativa con entusiasmo ed orgoglio identitario, vedendoci coinvolti per rappresentare una realtà assai piccola dal punto di vista demografico, essendo il secondo più piccolo comune dell’isola, ma certamente annoverato tra i Borghi storici più belli e suggestivi dell’Isola e dell’Italia».

Novità rispetto alla precedente edizione è l’apertura in occasione di Monumenti Aperti del Fontanile di Reinamare, ai piedi del colle di Monteleone: si tratta di una piccola architettura dell’acqua costruita nel 1904 lungo l’antica strada che collegava Monteleone Rocca Doria a Villanova Monteleone, testimonianza della cultura materiale e della capacità costruttiva delle comunità rurali del primo ‘900.

Immancabili i siti medievali: sarà possibile infatti visitare anche quest’anno la Cinta fortificata, ovvero il possente muro eretto lungo il versante meridionale del colle per proteggere l’intero borgo e il Castello stesso, edificato nel 1272 dai Doria nella regione del Nurcara, e la Porta Fontana accesso medievale – Antico lavatoio, ovvero un ingresso al Castello che era protetto da una torre a pianta quadrata. 

Altro monumento di enorme valore storico-ambientale è quello delle Ex Cave, ovvero antiche cave di pietra ormai dismesse e riqualificate: Cava Su Giardinu, che è un teatro a cielo aperto, e Cava Sant’Antonio, denominata Parco Avventura, in quanto destinata ad attività sportive. Custode dei saperi tradizionali è il Museo del pane in via Doria 59, all’interno di un edificio storico con vista panoramica sul lago e sulla valle del Temo. 

Infine saranno visitabili due chiese del borgo: la Chiesa di Santo Stefano (piazza Chiesa), edificata nel centro abitato entro la seconda metà del XIII secolo e poi ampliata e modificata fino al XIX secolo, e la Chiesa di Sant’Antonio (via Sant’Antonio), o Sant’Antoni de su fogu, attribuita alla prima metà del XIII secolo, probabilmente il centro religioso maggiormente utilizzato dai contadini e dagli abitanti del castello appartenenti alle classi sociali meno agiate.

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