C’è un luogo dove il mare, la storia e la lingua si intrecciano in modo straordinario e si chiama Flumentorgiu. Ma attenzione: quel nome, che in tanti hanno letto per decenni come “fiume sporco”, nasconde in realtà un significato ben diverso. A rivelarlo, o meglio, a dimostrarne l’etimologia, è Antonio Ignazio Garau, perito linguistico traduttore e interprete, che questa mattina ha incontrato le classi 4M e 4E dell’istituto Othoca di Oristano nell’ambito del progetto “La tonnara di Flumentorgiu: un museo a cielo aperto”.

Garau ha tenuto una lezione di linguistica sarda sui toponimi legati alla tonnara, presentando il suo contributo a uno studio “La tonnara di Flumentorgiu”, pubblicato lo scorso novembre per i tipi della Tipografia Mogorese PTM. La sua tesi è chiara e documentata. Il toponimo Flumentorgiu non significa “fiume sporco”, come gran parte della letteratura aveva finora sostenuto, bensì “laddove passa il fiume”, frutto di una ricostruzione filologica rigorosa che ribalta una narrazione radicata ma scientificamente fragile. «Quello che mi preme trasmettere alle ragazze e ai ragazzi», ha spiegato Garau, «è che la linguistica è una scienza e come tale non può essere gestita attraverso interpretazioni emotive e quasi favolistiche». Un monito che suona come un invito a guardare la lingua, e in particolare quella sarda, con rispetto e cura.

Nel corso della mattinata gli studenti si sono poi messi all’opera traducendo in sardo il contenuto informativo che si attiverà attraverso i QR code posizionati lungo il percorso della tonnara. Un lavoro concreto, che darà ai visitatori la possibilità di ascoltare la storia di questo luogo non solo in italiano e in inglese, ma anche nella lingua dell’isola. A fare da bussola metodologica, la citazione di Umberto Eco, secondo cui «tradurre è dire quasi la stessa cosa» come ricorda Garau. «Non bisogna solo riportare le parole, ma anche il contesto in cui un’opera è stata pensata ed elaborata». Un principio che vale doppio quando si tratta di tradurre in una lingua minoritaria come il sardo, dove ogni scelta lessicale porta con sé secoli di storia, geografia e identità.

L’iniziativa riflette una scelta culturale precisa da parte dell’istituto. «Crediamo molto nell’importanza di valorizzare la lingua sarda», ha dichiarato il dirigente scolastico Serafino Piras. «Questo non è il solo laboratorio di linguistica che abbiamo attivato con Garau, ma rientra in un progetto ampio e duraturo». La tonnara di Flumentorgiu diventa così, grazie alle studentesse e studenti dell’Othoca, qualcosa di più di un museo a cielo aperto, ma un laboratorio vivo, dove il passato si racconta anche, e soprattutto, nella lingua di chi lo ha vissuto.

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