Uno spazio completamente avvolto dalle tenebre, dove luce e suono diventano gli unici elementi presenti in scena: ed è questo giovedì che a Cagliari fa ritorno "Làmine", nel secondo episodio del format immersivo di Coru Aresti in scena al Teatro di Sant'Eulalia per le 19. Apertura mezz'ora prima in vico del Collegio 2, con Atoloi, Hubble e Fabio Talloru attesi come protagonisti per le tre performance, durante le quali non è consentito l'ingresso in sala. 

Nata come versione al chiuso della ricerca che Coru Aresti porta avanti già da cinque anni sul rapporto fra musica, ambiente e ascoltatore, l'iniziativa vede i lavori spostarsi dal paesaggio naturale a uno spazio ristretto e radicalmente diverso, con il Teatro del capoluogo che viene completamente oscurato, nel buio spezzato solo da occasionali tagli e fendenti di luce capaci di evidenziare gesti e dettagli.

Ad aprire le danze è il dj e producer Hubble (alias Giuseppe Marchegiano), attivo da quasi vent'anni e da tempo legato alla scuola elettronica berlinese: con un sound che si sviluppa attorno a strutture ipnotiche e atmosfere lisergiche, a partire dall'esordio "Forget Me Not" (2010) l'artista ha rilasciato numerose pubblicazioni per etichette del genere come Moulton, Archipel e Sleep Is Commercial, alle quali affianca una longeva attività dal vivo che l'ha visto toccare anche svariati templi sonori della capitale berlinese, dal Club der Visionaere al celeberrimo Berghain. 

Spazio poi al ricercatore multimediale, sound designer e musicista Fabio Tallo (o per intero, Talloru), originario del sud dell'Isola e devoto a indagare sulle possibilità sonore della materia: registrazioni ambientali e campionamenti di suoni naturali e artificiali vengono infatti mutati e messi in relazione con sintetizzatori, loop, sezioni ritmiche e processi di elaborazione elettronica, in un metodo che negli anni l'ha visto attraversare composizioni, colonne sonore e installazioni.

Chiusura affidata invece a Atoloi, progetto dell'artista e ricercatore sonoro Matteo Ghiringhelli, di stanza a Milano. Con un percorso che attraversa sintetizzatori, field recordings e sample autoprodotti, la sua arte si muove tra elettronica, ambient e pratiche di ascolto ammersivo: una ricerca che assume forme differenti a seconda del contesto materiale, trovando così nel dialogo tra dimensione ritmica e ascolto contemplativo uno dei principali terreni d'esplorazione. 

Dopo aver esordito a febbraio di quest'anno con una prima puntata, che ha portato al Teatro cagliaritano Andrea Cherchi, Danilo Casti e Nyah Bear, "Làmine" diventa a tutti gli effetti una stabile aggiunta al progetto indipendente Coru Aresti, con questo nuovo trittico performativo realizzato con il sostegno di Cultína, Loga, Bar Florio e Theandric Teatro.

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