Gran finale per Florinas in giallo con Ranucci, Avoledo e Basso
La scrittrice svedese Sara B. Elfgren: «Scrivere romanzi significa creare un intero mondo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Giornata intensa e ricca di appuntamenti da non perdere l'ultima di Florinas in giallo, in programma domenica. Il via alle 11.30 con l'Aperitivo in Giallo, che vedrà Silvia Sanna presentare L’ombra del padre insieme a Stefano Resmini. Alle 13.30 il tradizionale A pranzo col delitto, curato da Giovanni Fancello e dall’Associazione Ena ‘E Littu
Nel pomeriggio piazza del Popolo ospiterà gli ultimi incontri letterari: alle 18 Tullio Avoledo presenterà Ultimo valzer di una ragazza perbene dialogando con Cristina Nadotti; alle 18.45 sarà la volta di Alice Basso con Le ottanta domande di Atena Ferraris, intervistata da Raffaele Sari; alle 19.30 Sara B. Elfgren presenterà Cose di famiglia insieme a Luca Crovi, con traduzione di Sara Blasina. A chiudere il festival, alle 21, nello spazio all’aperto dell’Anfiteatro Comunale, sarà il monologo Diario di un trapezista - scritto e interpretato da Sigfrido Ranucci - preceduto dall’esibizione del Coro di Florinas.
L'autrice svedese Sara B. Elfgren, è la guest star straniera. Tradotta in 30 lingue, oltre a numerosi libri per ragazzi, ha scritto graphic novel, testi per il teatro, la televisione, il cinema, la radio e il mondo dei videogiochi. Ha ricevuto numerosi premi letterari ed è stata candidata all’August Prize e al Nordic Council Literature Prize.
Ha scritto per bambini e ragazzi per molti anni. Cosa è cambiato quando è passata alla narrativa per adulti?
«Molti adulti leggono i miei romanzi per ragazzi. Quindi non è stato un cambiamento così grande. Ma ogni nuovo romanzo è di per sé una nuova sfida, indipendentemente dalla fascia d’età».
In Family Matters, il pericolo nasce dall’interno delle relazioni più strette. Perché le interessava esplorare proprio questo tipo di paura?
«Penso sia affascinante capire e mostrare quanto le emozioni e le nostre identità, il nostro senso del valore e il nostro senso di libertà possano essere condizionati dalle relazioni più strette. L'ho notato nelle persone intorno a me e in me stessa, soprattutto nei momenti di crisi. Nelle relazioni profonde c’è così tanta bellezza.. ma se la persona sbagliata riesce a entrarti sotto pelle, può configurarsi una grande sofferenza all’orizzonte, e può diventare quasi emotivamente impossibile liberarsene».
Il romanzo affronta temi come l’amore, la dipendenza e la violenza. Come ha bilanciato l'introspezione psicologica con la suspense?
«Il romanzo è scritto dal punto di vista di Mirjam e siamo molto dentro la sua testa. Dal momento che è una persona che ha trascorso molto tempo a riflettere su questi temi, mi è sembrato naturale seguire i suoi pensieri. E, almeno per me, questo aggiunge livelli alla suspense. C’è molto di più in gioco».
Ha lavorato in molti ambiti diversi, da cinema e televisione a radio e a videogames: ma cosa può fare un romanzo con la paura che gli altri media non possono fare?
«Se riesci davvero a entrare sotto la pelle del lettore, penso che le reazioni possano essere più forti rispetto ad altri media, perché il testo può risuonare con le esperienze personali del lettore in un modo unico. Amo scrivere romanzi perché ti permettono di creare un intero mondo, e proprio questo, a sua volta, è ciò che rende così difficile scriverli. Quando cerco di creare una scena carica di suspense o spaventosa, mi metto in un certo stato d'animo. Naturalmente c’è una certa tecnica, ma è come se utilizzassi questa tecnica in modo piuttosto istintivo e non ho mai davvero provato ad analizzare il mio metodo. Ma se scrivi gialli è utile riuscire a passare dal ruolo di scrittore a quello di lettore. Cosa penserei, da lettore? Cosa accadrà qui? Sono domande che mi pongo spesso. Ma poi devi tornare sempre dentro il testo, per scriverlo».
