Nove secondi. Tanto bastava a Gianni Dettori per cambiare abito, volto, personaggio. Monica Vitti poteva lasciare il posto a Sandra Mondaini, Giorgio Gaber a Ettore Petrolini. Bastavano un costume, una parrucca, un gesto, una canzone. Poi Yannino tornava a essere Yannino. O forse non aveva mai smesso di esserlo.

Cagliari dice addio a Gianni Dettori, attore, mimo e trasformista, uno dei volti più originali della scena cittadina, scomparso dopo oltre quarant’anni trascorsi sul palcoscenico. E se il trasformismo è l’arte di diventare continuamente qualcun altro, il suo piccolo paradosso è stato riuscire a farlo restando sempre riconoscibile.

Negli anni Ottanta Dettori fonda il duo comico Giancarlotta e approda anche in Rai, attraversando quella stagione dello spettacolo in cui cabaret, televisione, teatro e locali comunicavano molto più liberamente di quanto avrebbero fatto negli anni successivi.

Dal 1997 porta in giro per l’Italia il Gianni Dettori Show, costruito intorno a quella straordinaria macchina teatrale che era il suo corpo. I suoi riferimenti erano Lindsay Kemp e soprattutto Paolo Poli, ma dentro il suo repertorio potevano convivere Gaber e Petrolini, Mina ed Édith Piaf, Lola Falana e Monica Vitti. Cultura alta e popolare perdevano i confini e finivano nello stesso palco.

Teatro, cabaret, mimo, en travesti, rivista: Dettori mescolava linguaggi senza preoccuparsi troppo delle etichette.

Ma raccontare Gianni Dettori significa anche raccontare Cagliari, soprattutto quella degli anni Ottanta e Novanta attraversata da musicisti, attori, performer, locali e tribù che si incontravano e si contaminavano. Una Cagliari meno levigata di quella di oggi, forse più provinciale e insieme sorprendentemente più libera.

Non è un caso che proprio questa doppia storia, quella di un uomo e quella della sua città, sia diventata il cuore di Kasteddu Free Night, il docufilm che il regista Giovanni Coda gli ha dedicato e che solo pochi mesi fa era stato presentato all’Exma. Materiali d’archivio, musica, performance e testimonianze per raccontare Dettori ma, attraverso di lui, quarant’anni di trasformazioni culturali cagliaritane. «Giovanni è riuscito sempre a catturare quella parte di me che io pensavo non si vedesse», aveva detto Dettori parlando del regista.

L’ultima apparizione pubblica risale al 27 giugno scorso all’interno del Sardegna Pride, perché chiamato a raccontare quella Cagliari degli anni Ottanta in quanto protagonista del romanzo “Gli indegni” di Francesco Abate. In quell’occasione, due cori si unirono cantando per lui alcuni brani iconici di quegli anni, trascinando in quell’abbraccio commosso la città riunita al Parco della Musica.

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