Nella chiesetta sconsacrata di San Pietro, nel centro storico della cittadina, le parole galluresi tornano protagoniste. È questo il cuore della mostra “Le parole custodite”, dedicata ai vocaboli locali ormai in via di estinzione o caduti in disuso, inaugurata lo scorso 18 ottobre e accolta con interesse da pubblico e critica.

Nei giorni scorsi due classi delle scuole elementari di Arzachena, accompagnate dalle insegnanti, hanno visitato l’esposizione nell’ambito di un’iniziativa promossa in collaborazione tra l’associazione culturale ACD di Agostino Azzara e l’Associazione culturale La Scatola del Tempo. Per circa due ore i bambini hanno preso parte a un percorso pensato per avvicinarli alla storia linguistica e culturale del territorio.

La mostra è ospitata nella chiesetta di San Pietro, edificio sconsacrato di proprietà della parrocchia di Santa Maria della Neve, situato nel cuore del centro storico. «Abbiamo parlato delle origini dell’antica villa medievale di Arseghen – spiega Mario Sotgiu, curatore della mostra e presidente de La Scatola del Tempo – che in seguito divenne Santa Maria di Arsaghena e poi Arzachena nel 1922, con l’autonomia amministrativa da Tempio Pausania». Durante la visita, sotto la supervisione di Agostino Azzara, i piccoli studenti hanno letto ad alta voce parole galluresi antiche, accompagnate dalla traduzione in italiano.

Un momento didattico che ha dato concretezza agli obiettivi dell’esposizione: preservare un lessico identitario sempre più raro e trasmetterlo alle nuove generazioni. Attraverso pannelli, testi e testimonianze linguistiche, “Le parole custodite” si propone come strumento di tutela della memoria collettiva, in un territorio dove il dialetto rappresenta ancora un elemento fondante della cultura locale. La mostra resterà aperta fino al 31 gennaio.

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