Addio ad Arnold Lebeuf, lo studioso della scienza del pozzo di Santa Cristina
Antropologo e storico dell’astronomia, sosteneva che il monumento di Paulilatino fosse uno strumento di calcolo altamente precisoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
All’alba del 10 febbraio è mancato all’ospedale di San Gavino, dopo breve malattia, lo studioso Arnold Lebeuf.
Nativo francese, polacco d’adozione, ma anche sudamericano per lunga frequentazione di studi e infine sardo nell’ultimo scorcio della sua vita, Lebeuf è stato antropologo e storico dell’astronomia, formatosi alla Scuola di studi superiori in scienze sociali francese. Membro fondatore nel 1981 e vicepresidente della Seac (Società Europea per l'Astronomia nella Cultura), è stato professore ordinario di storia delle religioni nell’Università Jagellonica di Cracovia in Polonia.
Poliglotta con cinque lingue all’attivo, i suoi interessi scientifici, vastissimi e perseguiti con rara voracità intellettuale, hanno attraversato le cosmologie maya, azteche e mesoamericane, il Medioevo europeo, la mitologia, l’etnoastronomia e la cosmologia babilonese. Al centro delle sue ricerche vi erano le allegorie cosmologiche celate nei testi sacri e i dispositivi simbolici attraverso cui le culture antiche hanno inscritto il cielo nella pietra e nel mito. Un lavoro monumentale, testimoniato da oltre settanta articoli scientifici e numerose monografie.
Considerato tra i massimi studiosi del moto apparente della Luna e delle eclissi nelle civiltà antiche, Lebeuf è particolarmente noto in Sardegna per le sue ricerche sul pozzo sacro di Santa Cristina, a Paulilatino. Ne venne a conoscenza quasi per caso nel 1973, durante un convegno in Bulgaria, grazie a un articolo di Carlo Maxia ed Edoardo Proverbio.
La visita diretta avvenne solo molti anni dopo, in occasione del convegno Seac di Isili del 2005: un incontro che lo segnò profondamente, tanto da definire il pozzo «uno dei due amori della mia vita, insieme con il pozo de los astrónomos in Messico».
Da quel momento, Lebeuf avviò una revisione radicale degli studi precedenti. Non si limitò a segnalare inesattezze interpretative, ma intraprese tra il 2006 e il 2011 una campagna di rilevazioni estremamente accurate, in un sito che paradossalmente non era mai stato oggetto di un corretto rilievo architettonico fino a quello di Franco Laner nel 2011. Nel maggio dello stesso anno pubblicò in italiano il volume Il pozzo di Santa Cristina, un osservatorio lunare, destinato a suscitare un acceso dibattito.
In quell’opera Lebeuf sostenne che il pozzo non fosse soltanto una struttura concepita secondo una raffinata geometria astronomica di carattere lunare, ma un vero e proprio strumento scientifico ante litteram, capace di consentire la previsione delle eclissi. L’identificazione estremamente precisa del lunistizio, medio, e la presenza di una sorta di scala graduata costituita dai filari di pietra, identici tra loro, lo portarono a interpretare il monumento come un dispositivo di osservazione e misura di straordinaria accuratezza.
Dal 2017, anno del pensionamento, Lebeuf si era trasferito a Sardara per proseguire le sue ricerche. Dal 2016 era cittadino onorario di Paulilatino, a testimonianza di un legame profondo con il territorio che aveva contribuito a rileggere con occhi nuovi.
Vulcanico, appassionato, instancabile, è stato fino all’ultimo divorato dai misteri delle allegorie cosmologiche su cui si fondano le religioni antiche. Il suo contributo all’antropologia culturale, alla storia dell’astronomia e alla storia delle religioni è ancora in larga parte da esplorare. Ha restituito al pozzo di Santa Cristina una centralità scientifica internazionale e ha aperto piste interpretative destinate a far discutere a lungo. Poco prima di morire mi confidò di aver individuato e pubblicato la chiave interpretativa della Piedra del Sol, il grande monolite azteco simbolo del Messico, sperando che l’accademia mondiale ne cogliesse la portata.
Un’intelligenza speculativa e analitica fuori dal comune, un uomo letteralmente tormentato dai moti celesti e dai loro riflessi nelle antiche religioni. Una volta gli chiesi: «Arnold, ma tu credi in Dio?». Mi rispose, dopo una pausa: «È troppo difficile risponderti».
